La Fiorentina riparte da Fabio Grosso. Manca ancora l’annuncio ufficiale, ma la scelta del club viola ormai è chiara: sarà l’ex campione del mondo del 2006 a guidare la squadra nella prossima stagione. Una decisione fortemente voluta dal nuovo direttore sportivo Fabio Paratici, che vede in Grosso l’uomo giusto per riaccendere entusiasmo e identità dopo un’annata sofferta, vissuta per lunghi tratti con il timore della retrocessione.
Per molti si tratta di una scommessa. Da allenatore, Grosso ha ancora un percorso relativamente giovane in Serie A, con poco più di quaranta panchine nella massima categoria. Ma chi lo conosce bene parla di un tecnico moderno, ambizioso, con idee precise e soprattutto con la capacità di lavorare sui giovani e valorizzare i talenti. Non è un caso che il suo percorso sia legato a doppio filo proprio a Fabio Paratici e all’ambiente Juventus, dove Grosso iniziò la sua carriera in panchina a Vinovo, allenando le giovanili bianconere.
Ed è proprio lì che il nuovo tecnico viola ha conosciuto alcuni dei giocatori destinati a diventare centrali nel progetto Fiorentina. Rolando Mandragora, Moise Kean e Nicolò Fagioli. Tre nomi che il club considera fondamentali per la ripartenza e che Grosso dovrà rilanciare e valorizzare.
Kean, soprattutto, rappresenta una delle sfide più delicate. Dopo una stagione sottotono, chiusa con appena nove reti e diversi problemi fisici, l’attaccante azzurro cerca riscatto. La società vuole trattenerlo, convinta che sul mercato non sia semplice trovare un centravanti con le sue caratteristiche. E proprio il calcio verticale e aggressivo di Grosso potrebbe essere ideale per esaltarlo di nuovo. L’obiettivo è riportarlo ai livelli della sua prima stagione in viola, quella dei venticinque gol e delle grandi prestazioni.
Ma la nuova Fiorentina non ripartirà soltanto dai singoli. Ripartirà soprattutto da un’idea di calcio diversa, più dinamica e moderna. Per capire cosa ha convinto Paratici basta tornare indietro di qualche mese, precisamente al 6 dicembre del 2025. Al Mapei Stadium si gioca Sassuolo-Fiorentina. Al sessantaquattresimo minuto i neroverdi recuperano palla, verticalizzano in pochi secondi e segnano con Koné. Un’azione rapidissima, costruita in tre passaggi, che sintetizza perfettamente il calcio di Fabio Grosso.
Un calcio fatto di accelerazioni improvvise, inserimenti dei centrocampisti e sfruttamento delle corsie laterali. Un sistema che punta molto sulla velocità della transizione offensiva. Il Sassuolo di Grosso, infatti, non era una squadra ossessionata dal possesso palla o dal pressing ultra offensivo. Al contrario. I numeri raccontano di una formazione che spesso aspettava l’avversario per poi colpire in ripartenza.
Le statistiche confermano questa tendenza. Il Sassuolo è stato tra i club che hanno pressato meno in Serie A, ma allo stesso tempo una delle squadre più rapide nel trasformare l’azione difensiva in offensiva. E soprattutto una delle più efficaci sotto porta, con una percentuale di conversione tra tiri e gol tra le migliori del campionato. Tradotto: poche occasioni, ma costruite bene e sfruttate ancora meglio.
Ed è qui che entra in gioco il mercato. Perché la Fiorentina che ha in mente Grosso dovrà inevitabilmente cambiare pelle. Serviranno esterni offensivi e difensivi adatti al suo sistema di gioco, giocatori capaci di correre, attaccare gli spazi e garantire intensità. In questo senso, paradossalmente, uno come Dodo sarebbe stato perfetto per il nuovo allenatore. Ma il brasiliano sembra ormai destinato all’addio.
Anche altri elementi della rosa rischiano di avere meno spazio nel nuovo assetto tattico. Uno dei nomi più discussi è quello di Albert Gudmundsson. Il talento islandese possiede qualità tecniche importanti, ma il 4-3-3 di Grosso richiede ali molto dinamiche, capaci di strappare e lavorare continuamente senza palla. Caratteristiche diverse rispetto a quelle dell’ex Genoa.
Diverso invece il discorso per Mandragora e Fagioli. Il primo ha chiuso la stagione in crescendo, impreziosita dal bellissimo gol segnato contro la Juventus all’Allianz Stadium. Grosso ama le mezzali dinamiche, brave negli inserimenti e nei movimenti senza palla, e Mandragora sembra avere il profilo ideale per questo tipo di calcio.
Fagioli, invece, è stato uno dei pochi punti luminosi della stagione viola. Con la sua qualità e la sua visione di gioco ha preso per mano la squadra nel momento più difficile. Con Grosso dovrà probabilmente adattarsi a un calcio più verticale e rapido, toccando magari meno palloni ma risultando ancora più decisivo nello sviluppo dell’azione.
La sensazione è che la Fiorentina stia cercando una vera svolta. Non soltanto un nuovo allenatore, ma una nuova identità. Più coraggio, più intensità, più spettacolo. Una squadra capace di tornare competitiva e soprattutto di riaccendere il rapporto con una tifoseria che negli ultimi mesi ha sofferto molto.
Fabio Grosso rappresenta questo: un volto nuovo ma già conosciuto dal calcio italiano, un campione del mondo con idee moderne e con la voglia di dimostrare di poter fare il salto definitivo anche in panchina. Firenze aspetta adesso soltanto l’ufficialità. Poi inizierà davvero una nuova era viola.
Per molti si tratta di una scommessa. Da allenatore, Grosso ha ancora un percorso relativamente giovane in Serie A, con poco più di quaranta panchine nella massima categoria. Ma chi lo conosce bene parla di un tecnico moderno, ambizioso, con idee precise e soprattutto con la capacità di lavorare sui giovani e valorizzare i talenti. Non è un caso che il suo percorso sia legato a doppio filo proprio a Fabio Paratici e all’ambiente Juventus, dove Grosso iniziò la sua carriera in panchina a Vinovo, allenando le giovanili bianconere.
Ed è proprio lì che il nuovo tecnico viola ha conosciuto alcuni dei giocatori destinati a diventare centrali nel progetto Fiorentina. Rolando Mandragora, Moise Kean e Nicolò Fagioli. Tre nomi che il club considera fondamentali per la ripartenza e che Grosso dovrà rilanciare e valorizzare.
Kean, soprattutto, rappresenta una delle sfide più delicate. Dopo una stagione sottotono, chiusa con appena nove reti e diversi problemi fisici, l’attaccante azzurro cerca riscatto. La società vuole trattenerlo, convinta che sul mercato non sia semplice trovare un centravanti con le sue caratteristiche. E proprio il calcio verticale e aggressivo di Grosso potrebbe essere ideale per esaltarlo di nuovo. L’obiettivo è riportarlo ai livelli della sua prima stagione in viola, quella dei venticinque gol e delle grandi prestazioni.
Ma la nuova Fiorentina non ripartirà soltanto dai singoli. Ripartirà soprattutto da un’idea di calcio diversa, più dinamica e moderna. Per capire cosa ha convinto Paratici basta tornare indietro di qualche mese, precisamente al 6 dicembre del 2025. Al Mapei Stadium si gioca Sassuolo-Fiorentina. Al sessantaquattresimo minuto i neroverdi recuperano palla, verticalizzano in pochi secondi e segnano con Koné. Un’azione rapidissima, costruita in tre passaggi, che sintetizza perfettamente il calcio di Fabio Grosso.
Un calcio fatto di accelerazioni improvvise, inserimenti dei centrocampisti e sfruttamento delle corsie laterali. Un sistema che punta molto sulla velocità della transizione offensiva. Il Sassuolo di Grosso, infatti, non era una squadra ossessionata dal possesso palla o dal pressing ultra offensivo. Al contrario. I numeri raccontano di una formazione che spesso aspettava l’avversario per poi colpire in ripartenza.
Le statistiche confermano questa tendenza. Il Sassuolo è stato tra i club che hanno pressato meno in Serie A, ma allo stesso tempo una delle squadre più rapide nel trasformare l’azione difensiva in offensiva. E soprattutto una delle più efficaci sotto porta, con una percentuale di conversione tra tiri e gol tra le migliori del campionato. Tradotto: poche occasioni, ma costruite bene e sfruttate ancora meglio.
Ed è qui che entra in gioco il mercato. Perché la Fiorentina che ha in mente Grosso dovrà inevitabilmente cambiare pelle. Serviranno esterni offensivi e difensivi adatti al suo sistema di gioco, giocatori capaci di correre, attaccare gli spazi e garantire intensità. In questo senso, paradossalmente, uno come Dodo sarebbe stato perfetto per il nuovo allenatore. Ma il brasiliano sembra ormai destinato all’addio.
Anche altri elementi della rosa rischiano di avere meno spazio nel nuovo assetto tattico. Uno dei nomi più discussi è quello di Albert Gudmundsson. Il talento islandese possiede qualità tecniche importanti, ma il 4-3-3 di Grosso richiede ali molto dinamiche, capaci di strappare e lavorare continuamente senza palla. Caratteristiche diverse rispetto a quelle dell’ex Genoa.
Diverso invece il discorso per Mandragora e Fagioli. Il primo ha chiuso la stagione in crescendo, impreziosita dal bellissimo gol segnato contro la Juventus all’Allianz Stadium. Grosso ama le mezzali dinamiche, brave negli inserimenti e nei movimenti senza palla, e Mandragora sembra avere il profilo ideale per questo tipo di calcio.
Fagioli, invece, è stato uno dei pochi punti luminosi della stagione viola. Con la sua qualità e la sua visione di gioco ha preso per mano la squadra nel momento più difficile. Con Grosso dovrà probabilmente adattarsi a un calcio più verticale e rapido, toccando magari meno palloni ma risultando ancora più decisivo nello sviluppo dell’azione.
La sensazione è che la Fiorentina stia cercando una vera svolta. Non soltanto un nuovo allenatore, ma una nuova identità. Più coraggio, più intensità, più spettacolo. Una squadra capace di tornare competitiva e soprattutto di riaccendere il rapporto con una tifoseria che negli ultimi mesi ha sofferto molto.
Fabio Grosso rappresenta questo: un volto nuovo ma già conosciuto dal calcio italiano, un campione del mondo con idee moderne e con la voglia di dimostrare di poter fare il salto definitivo anche in panchina. Firenze aspetta adesso soltanto l’ufficialità. Poi inizierà davvero una nuova era viola.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies
