Il bilancio della prima giornata a Tavarnuzze con 1.100 bambini: «Sei campi simultanei per far giocare tutti, nessuno escluso. Il nostro è un calcio inclusivo che abbatte le barriere, ma la politica ha ignorato questa festa dello sport»

Lo Stadio Comunale "Ascanio Nesi" si è trasformato in un gigantesco mosaico di sport e solidarietà per la 15ª Edizione del Torneo "Renato Ballerini". Un’edizione imponente che, grazie alla perfetta sinergia tra l’Asd Impruneta Tavarnuzze, la Fondazione Artemio Franchi, la Fondazione Tommasino Bacciotti e il Comune di Impruneta, ha visto scendere in campo oltre millecento bambini. Ma dietro ai grandi numeri c'è un cuore pulsante fatto di valori profondi. Ne abbiamo parlato con Francesco Franchi, che ha voluto accendere i riflettori sulla vera anima di questa edizione: l'inclusività.

Presidente Franchi, allo Stadio "Nesi" è stata una vera e propria festa dello sport.

«I sei campi impiegati rappresentano fisicamente la nostra filosofia. Sono stati studiati e allestiti specificamente per far giocare tutti, ma proprio tutti, nessuno escluso. In molti tornei giovanili lo spazio si stringe, le selezioni aumentano e qualcuno finisce inevitabilmente per rimanere a guardare in panchina. Noi abbiamo fatto l'esatto opposto: abbiamo moltiplicato gli spazi per garantire lo stesso identico diritto al gioco a ogni singolo bambino e bambina. Più campi significano più opportunità, più tiri in porta, più divertimento collettivo».

Questo si collega direttamente al grande focus di quest'anno sul Calcio Inclusivo. Cosa significa per voi questa parola sul rettangolo verde?
«Significa abbattere qualsiasi barriera, sia essa fisica, sociale o culturale.
Tra le circa 120 squadre che si incrociano nei nostri mini tornei, le categorie della Scuola Calcio – dai Piccoli Amici fino agli Esordienti – corrono insieme alle realtà del Calcio Inclusivo e del movimento Femminile. Per noi non sono compartimenti stagni, ma un unico grande ecosistema. Il calcio inclusivo non è un evento di contorno, è la spina dorsale della manifestazione. Vedere ragazzi con diverse abilità o background correre e passarsi il pallone sul campo a fianco dei loro coetanei è l'essenza stessa dello sport educativo che promuoviamo nel nome di Renato Ballerini».kk

Un approccio che scardina completamente le logiche esasperate dei risultati a tutti i costi. «Esatto. L'obiettivo condiviso con l'organizzatore Claudio Piccinetti è la pura valorizzazione del gesto tecnico e della gioia ludica, elementi che purtroppo il calcio moderno dominato dal business tende a soffocare. Qui l'ansia del tabellino non esiste, tanto è vero che non pubblichiamo classifiche. Al Torneo Ballerini tutti vincono e tutti, nessuno escluso, vengono premiati sul podio alla fine ».

Un messaggio potentissimo per le famiglie presenti sulle tribune. «E la risposta dei genitori è stata importante. Hanno seguito i ragazzi con una sana passione, lasciandosi contagiare da questo clima di accoglienza e festa. Hanno capito che il calcio, prima di ogni altra cosa, è un gioco».

Eppure, proprio in un contesto così esemplare dal punto di vista sociale, è mancata una parte importante. «Sì, ed è il mio unico dispiacere: l’assenza totale dei rappresentanti delle istituzioni. È un vero peccato. Una rassegna di calcio integrato e giovanile così vasta è un unicum in Italia, specialmente a due passi da Coverciano, la casa della Nazionale. Lo sport di base e inclusivo merita attenzione istituzionale, non indifferenza».

Domenica prossima si replica con la seconda giornata. Qual è il suo invito finale? «Lancio un appello accorato per domenica: venite a Tavarnuzze, popolate le tribune. Venite a vedere con i vostri occhi cosa significa fare inclusione attraverso un pallone. Venite a respirare il calcio vero, quello pulito che le logiche del denaro ci hanno tolto. I nostri sei campi sono pronti ad accogliervi, e la nostra promessa resta la stessa: qui c'è spazio per tutti».

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