AGGIORNATA- "Il ministro Ben Gvir è un problema per la pace nel mondo, ma il problema non è solo lui. Lui è un riflesso di quelle che sono le politiche del governo israeliano, uno Stato che chiaramente non vuole la pace. E questa è anche una responsabilità della comunità internazionale perché come può rimanere in silenzio quando uno Stato porta avanti un genocidio, porta avanti politiche di apartheid? L'unico modo per fermarli è applicare delle sanzioni, isolare lo Stato di Israele esattamente come è stato fatto con il Sudafrica". A dirlo è Arab Barghouti, oggi a Firenze dove ha fatto tappa la campagna internazionale per chiedere la liberazione del padre, Marwan, leader della resistenza palestinese.
Arab ha anche risposto a una domanda sulla Global Sumud Flotilla fermata in acque internazionali mentre si stava dirigendo a Gaza per forzare il blocco israeliano e portare aiuti: "Non ho parole per ringraziarli, perché ci sentiamo senza speranza, ci sentiamo soli. Poi vediamo attorno a noi tutta questa solidarietà internazionale verso il popolo palestinese e questo è ciò che ci dà speranza".
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"Mio padre è una minaccia per Israele perché rappresenta la speranza. Mio padre non è mai stato una minaccia per la sicurezza". Lo ha detto Arab Barghouti, figlio del leader palestinese Marwan, incarcerato dal 2002, oggi a Firenze dove è in corso una iniziativa della campagna internazionale per chiedere la liberazione del padre, il 'Mandela palestinese' che si svolge simbolicamente davanti alla riproduzione della cella che imprigionò il leader sudafricano. "E' molto importante partire da un posto simbolico come questo - ha aggiunto - perché ci sono molte somiglianze tra quello che è successo a Nelson Mandela e quello che è successo a mio padre".
Per Arab Barghouti, inoltre, "è molto importante capire che questa campagna è per la liberazione della Palestina, perché Marwan Barghouti rappresenta tutti i prigionieri politici palestinesi e la lotta per la libertà del suo popolo. Lui sta lottando per questa causa da più di 50 anni, ne ha passati più di 30 in carcere, è stato esiliato per 7 ed è ancora forte. Non lo vedo da quattro anni - ha ricordato -. Mia madre l'ha visto l'ultima volta 3 anni e mezzo fa e questa è la condizione in cui si trovano migliaia di prigionieri politici palestinesi".
"Il sogno di mio padre per i bambini palestinesi - ha quindi concluso - è molto semplice: che possano vivere in sicurezza e sono certo che questa volta vincerà".
Arab ha anche risposto a una domanda sulla Global Sumud Flotilla fermata in acque internazionali mentre si stava dirigendo a Gaza per forzare il blocco israeliano e portare aiuti: "Non ho parole per ringraziarli, perché ci sentiamo senza speranza, ci sentiamo soli. Poi vediamo attorno a noi tutta questa solidarietà internazionale verso il popolo palestinese e questo è ciò che ci dà speranza".
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"Mio padre è una minaccia per Israele perché rappresenta la speranza. Mio padre non è mai stato una minaccia per la sicurezza". Lo ha detto Arab Barghouti, figlio del leader palestinese Marwan, incarcerato dal 2002, oggi a Firenze dove è in corso una iniziativa della campagna internazionale per chiedere la liberazione del padre, il 'Mandela palestinese' che si svolge simbolicamente davanti alla riproduzione della cella che imprigionò il leader sudafricano. "E' molto importante partire da un posto simbolico come questo - ha aggiunto - perché ci sono molte somiglianze tra quello che è successo a Nelson Mandela e quello che è successo a mio padre".
Per Arab Barghouti, inoltre, "è molto importante capire che questa campagna è per la liberazione della Palestina, perché Marwan Barghouti rappresenta tutti i prigionieri politici palestinesi e la lotta per la libertà del suo popolo. Lui sta lottando per questa causa da più di 50 anni, ne ha passati più di 30 in carcere, è stato esiliato per 7 ed è ancora forte. Non lo vedo da quattro anni - ha ricordato -. Mia madre l'ha visto l'ultima volta 3 anni e mezzo fa e questa è la condizione in cui si trovano migliaia di prigionieri politici palestinesi".
"Il sogno di mio padre per i bambini palestinesi - ha quindi concluso - è molto semplice: che possano vivere in sicurezza e sono certo che questa volta vincerà".
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