Nuovi (o vecchi) trascinatori cercasi

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La Fiorentina che nascerà avrà bisogno di diversi elementi di spiccata leadership. Sì, perché quello che si è visto quest’anno, al netto di tanti errori tecnici, di un inizio di stagione probabilmente influenzato da una preparazione deficitaria e di un po’ di marasma interno tra Pioli, Pradé, la scomparsa di Rocco Commisso, varie ed eventuali, è troppo spesso stato un gruppo di giocatori che raramente ha tirato fuori attributi, carattere e, appunto, leadership.

Non per caso c’è stato un avvicendamento di capitano, cosa che non si vede spesso a stagione in corso. Quello che doveva essere un esempio, un leader e un trascinatore in campo come Luca Ranieri, infatti, è stato dapprima panchinato, poi degradato con la fascia che è passata dal suo braccio a quello di David De Gea. Anche gli altri leader tecnici hanno fatto una fatica immane nel riuscire a mettere in fila due/tre partite sufficienti. Basti pensare al rendimento di Moise Kean, ma anche a quello di Gosens e Dodo. E, come spesso accade, quando sul campo le cose non vanno, il rischio che vada a scemare anche l’influenza caratteriale c’è. Tanto che, paradossalmente, ad un certo punto della stagione la Fiorentina appariva come un’accozzaglia di giocatori che indossavano la maglia viola per la prima volta il giorno della partita, con litigi dal dischetto, prestazioni indegne e un senso di gruppo unito mai trasmesso.

Comunque, questo è il passato. Diciamo che la differenza tra gente che come Torreira lottava in campo giocando perdendo un dente e/o uomini come Cataldi, quest’anno non ci sono stati, ecco. Pensando al domani, con una possibile rivoluzione all’orizzonte, servirà portare a Firenze giocatori con una spiccata dote caratteriale di leader. Che resti De Gea, perché no pure Ranieri o Gosens, servono più calciatori che non si nascondano nelle difficoltà, non solo prendendo un megafono come Dzeko a Bergamo, ma anche sul campo. Gente che non si nasconda, che prenda e guidi la difesa, il centrocampo e l’attacco. In bocca al lupo a Paratici. Qui non c’è solo da rifare una rosa, ma anche da rifare una squadra. Che non sempre sono la stessa cosa.
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