La chiusura del viadotto dell’Indiano dopo il tragico incidente costato la vita a un 28enne ha mandato in tilt la viabilità fiorentina per diverse ore. Secondo Adriano Alessandrini, docente di Trasporti all’Università di Firenze, si tratta di una conseguenza inevitabile in una città già vicina alla saturazione del traffico.
«Quando si blocca un’arteria fondamentale come l’Indiano, che ogni giorno assorbe enormi flussi di veicoli, gli effetti si propagano rapidamente a tutta la rete stradale», spiega Alessandrini. Anche la presenza di percorsi alternativi non basta a evitare il problema: gli automobilisti si riversano sulle strade secondarie, creando nuovi punti di congestione e allargando il blocco ad altre zone della città.
Per il professore, in situazioni del genere esistono pochi rimedi immediati. Migliorare l’informazione in tempo reale potrebbe aiutare i cittadini a scegliere mezzi alternativi, ma spesso le notizie arrivano troppo tardi. Inoltre, una recente ricerca condotta per il Comune di Firenze su 5mila persone ha evidenziato che meno del 10% degli utenti consulta applicazioni o strumenti informativi prima di mettersi in viaggio.
Alessandrini ridimensiona anche l’efficacia di interventi come la modifica dei tempi semaforici o l’impiego straordinario della polizia municipale: «Possono alleviare problemi molto localizzati, ma non risolvono la questione della capacità complessiva della rete stradale».
Quanto alla possibilità di realizzare nuove infrastrutture viarie, il docente è scettico. Secondo la sua analisi, più strade finiscono spesso per generare un ulteriore aumento dell’utilizzo dell’auto privata. «Oggi circa il 70% dei fiorentini si sposta in macchina e solo il 20% con il trasporto pubblico. Costruire nuove strade non riduce il traffico nel lungo periodo, ma tende ad aumentarlo».
La vera priorità, secondo Alessandrini, è il potenziamento del trasporto pubblico e soprattutto dei collegamenti tra periferie e aree produttive. Un nodo particolarmente critico riguarda i collegamenti dell’“ultimo miglio”, cioè quelli che consentono di raggiungere il luogo di lavoro o di studio dopo essere arrivati in tram o in treno.
Infine, il professore suggerisce una revisione complessiva della rete degli autobus, ancora troppo orientata verso il centro storico. L’obiettivo dovrebbe essere creare collegamenti rapidi tra periferie, con linee dirette e corsie preferenziali dedicate, oltre a servizi navetta in grado di integrare le future linee tramviarie, come quella tra Libertà e Bagno a Ripoli.
Per Alessandrini, insomma, la soluzione ai problemi cronici del traffico fiorentino passa più dall’efficienza del trasporto pubblico che dalla costruzione di nuove strade. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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