Dai passi falsi di Bari e Sassuolo ai trionfi di Frosinone: la storia del nuovo tecnico viola racconta di avvii complessi e grandi rinascite. A Firenze il tempo è un lusso, ma la pazienza paga.

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Fabio Grosso è ufficialmente il nuovo allenatore della Fiorentina. Accordo biennale fino al 2028 per raccogliere l'eredità di Paolo Vanoli e inaugurare il nuovo corso firmato Rocco Commisso. Una scelta di carattere, che porta a Campo di Marte un tecnico moderno e ambizioso, ma che costringerà la piazza a fare i conti con una verità storica: le squadre di Grosso sono da sempre dei motori diesel.

La carriera dell’eroe di Berlino insegna che i suoi blocchi di partenza sono laboratori a cielo aperto. Nel 2017 a Bari debuttò vincendo, ma incassò subito tre ko di fila. Nel 2020 a Sion visse un autunno tormentato, trovando una sola vittoria nelle prime sette giornate. Persino a Frosinone, prima del capolavoro promozione del 2022, il primo anno intero fu un percorso guardingo e fatto di assestamenti.

Il manifesto più recente del "metodo Grosso" è stata l'ultima stagione di Serie A sulla panchina del Sassuolo. Ad agosto l'impatto fu uno shock: zero punti in due partite dopo il ko col Napoli e la beffa al 93° a Cremona. Grosso, però, non si scompose: registrò la difesa, piegò la Lazio alla terza giornata e, dopo una sconfitta onorevole contro l'Inter, cambiò marcia infilando i successi contro Udinese, Verona e Cagliari.

A Firenze il tempo è una clessidra che si svuota in fretta e i primi mesi tra ritiro e mercato saranno un esame giornaliero. La storia dice che il credo tattico di Grosso richiede pazienza; la stessa storia, però, garantisce che quando la macchina ingrana, fermarla diventa impossibile.


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