Il direttore della Protezione civile regionale Massini spiega il progetto: «Saranno installate solo in caso di emergenza nei punti più esposti della città»

Le paratie mobili pensate per proteggere Firenze dalle piene straordinarie dell'Arno sono il risultato di uno studio approfondito sul comportamento del fiume. A spiegarne il funzionamento è Giovanni Massini, direttore della Direzione Difesa del Suolo e Protezione civile della Regione Toscana. «Questo progetto nasce dopo una lunga e dettagliata analisi del corso dell'Arno e del suo comportamento durante una piena», sottolinea.

Il punto di partenza è il Ponte Vecchio, considerato il tratto più delicato del percorso urbano del fiume. «In condizioni di piena transitano 3.500 metri cubi d'acqua al secondo. Oltre questa portata non c'è più spazio libero sotto il ponte», spiega Massini. Da qui è stato individuato il percorso potenzialmente interessato dalle esondazioni, a partire dall'area dell'ex Teatro Tenda. Tra i punti più sensibili figurano Bellariva, dove si è optato per soluzioni integrate nel paesaggio come barriere in corten e fioriere, il lungarno delle Grazie, dalla Biblioteca Nazionale al Ponte Vecchio, e il lungarno Acciaiuoli.

L'intervento interesserà complessivamente circa 2,3 chilometri di sponde e prevede l'utilizzo di circa 500 paratie rimovibili. Si tratta di strutture alte circa un metro, facilmente montabili e smontabili, installate esclusivamente in caso di emergenza. «Alla base ci sono borchie in ottone facilmente svitabili, mentre il sistema di fissaggio resta invisibile dall'esterno», precisa Massini. Il collaudo effettuato nei giorni scorsi sul lungarno delle Grazie è stato il primo vero test sul campo: «Abbiamo verificato procedure e tempi di montaggio che finora avevamo studiato solo sulla carta e tutto è andato per il meglio». Lo scrive la Nazione. 

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