Dopo le critiche sul pedaggio ai tir, i costruttori edili contestano il nuovo modello: «Bene la manutenzione ordinaria, ma le opere straordinarie restino alle imprese»

Non si placano le polemiche attorno a Toscana Strade Spa, la società in house voluta dalla Regione per gestire e rilanciare la Fi-Pi-Li. Dopo le proteste di Cna e Confartigianato contro l'ipotesi di un pedaggio selettivo per i mezzi pesanti, ad alzare la voce è ora Ance Toscana, l'associazione dei costruttori edili aderente a Confindustria. «È giusto investire sulla Fi-Pi-Li, una strada di rilevanza nazionale che necessita di interventi immediati», premette il presidente Rossano Massai, riconoscendo che la nascita di una struttura dedicata potrebbe rappresentare «un passo avanti rispetto all'attuale frammentazione delle competenze».

Il nodo riguarda però il ruolo che Toscana Strade dovrà assumere. Secondo Ance, la nuova società dovrebbe occuparsi principalmente di monitoraggio dei flussi di traffico, reperimento delle risorse e controllo degli iter progettuali e degli appalti, valorizzando le imprese più meritevoli. «Finché si limiterà alla manutenzione ordinaria va bene, ma se dovrà gestire direttamente anche i lavori straordinari siamo molto preoccupati. Esperienze simili in passato hanno portato a risultati fallimentari», avverte Massai.

Le preoccupazioni aumentano alla luce delle dichiarazioni del presidente della Regione Eugenio Giani, che ha spiegato come nei primi due anni Toscana Strade si affiderà all'attuale Global Service per la manutenzione, lasciando poi al futuro amministratore la scelta sull'eventuale creazione di una forza lavoro interna. Un'ipotesi che Ance respinge con decisione: «Sarebbe un danno per le aziende del territorio e comporterebbe maggiori spese pubbliche». Resta inoltre la contrarietà al pedaggio per i tir: «Le nostre imprese sarebbero penalizzate e anche i materiali costerebbero di più». Pur mantenendo aperto il dialogo con la Regione, i costruttori ribadiscono la propria opposizione alle soluzioni che potrebbero sottrarre spazio alle imprese private nella gestione delle grandi opere sulla Fi-Pi-Li. Lo scrive la Nazione. 

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