Mafie in Toscana, Tescaroli: “Territorio di conquista. Serve massima attenzione”
Il procuratore capo di Prato al seminario su criminalità organizzata ed economia illegale: “Strategia basata sulla tempestività, ma servono risposte sempre più qualificate”
12Giu202617:22
La Toscana resta nel mirino delle organizzazioni mafiose e della criminalità organizzata. A ribadirlo è il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, intervenuto al seminario “I nuovi volti della mafia e l’economia illegale in Toscana”, organizzato da Associazione Stampa Toscana e Regione Toscana a Firenze.
“Storicamente la Toscana è un luogo d’elezione di esponenti di strutture mafiose – ha spiegato Tescaroli –. C’è il massimo impegno e attenzione per contrastare questo fenomeno e il suo proliferare”.
Secondo il procuratore, l’interesse delle organizzazioni criminali nasce anche dalle caratteristiche economiche del territorio: “Un territorio florido può attirare chi ha nel proprio Dna il proposito dell’arricchimento illecito. La Toscana ha tutti i requisiti per essere territorio di conquista”.
Nel suo intervento Tescaroli ha evidenziato anche l’evoluzione del fenomeno, con il coinvolgimento di gruppi di criminalità organizzata straniera, tra cui quelli cinesi e albanesi, particolarmente presenti in alcuni settori economici.
Un’attenzione specifica è stata dedicata alla situazione pratese: “Stiamo cercando di attuare una strategia basata sulla tempestività dell’intervento – ha detto il procuratore – nei limiti in cui ciò è possibile, con il massimo impegno degli inquirenti e delle forze dell’ordine, consapevoli delle forti carenze di organico con cui dobbiamo quotidianamente convivere”.
Durante il seminario sono stati ricordati anche alcuni momenti drammatici della storia criminale della regione, dalle stragi mafiose che hanno colpito la Toscana fino all’attentato al treno di Natale del 1984 e alla bomba di via dei Georgofili a Firenze nel 1993.
All’incontro hanno partecipato anche la presidente del Consiglio regionale Stefania Saccardi, Andrea Bigalli di Libera e Patrizia Lattarulo, dirigente di IRPET.
La lotta alle mafie passa anche dalla conoscenza del fenomeno: “È importante far conoscere ciò che avviene nel territorio – ha concluso Tescaroli – affinché cittadini e istituzioni abbiano chiaro il problema e la sua pericolosità, mettendo in campo risposte sempre più qualificate”.
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