Le dichiarazioni direttore dell'Ufficio scolastico regionale per la Toscana, Luciano Tagliaferri, sul ddl Valditara "lasciano profondamente perplessi: parlare di 'co-responsabilizzazione' delle famiglie, attraverso il meccanismo del consenso preventivo, significa travisare radicalmente la missione della scuola pubblica e il valore dell'educazione sessuo-affettiva". Lo afferma il segretario generale Flc Cgil Toscana Pasquale Cuomo, a proposito delle dichiarazioni di Tagliaferri rilasciate giovedì scorso.
Per Cuomo "delegare al 'consenso' della singola famiglia la partecipazione a percorsi educativi sull'affettività, sul consenso e sulla prevenzione della violenza significa, nei fatti, svuotare la scuola della sua funzione pedagogica. Rischiamo di creare disparità inaccettabili: le ragazze e i ragazzi che crescono in contesti dove questi temi sono ancora tabù verranno privati degli unici strumenti utili per decodificare il mondo, prevenire abusi e decostruire stereotipi dannosi. I percorsi di educazione alle relazioni non sono un'intrusione nella vita privata, ma un diritto di cittadinanza". Per il segretario "la violenza di genere non si combatte tra le mura domestiche, ma attraverso un lavoro di prevenzione strutturato, condotto da figure formate e competenti, capaci di ascoltare i bisogni che i giovani faticano a esprimere in famiglia per vergogna o timore".
Per Cuomo "delegare al 'consenso' della singola famiglia la partecipazione a percorsi educativi sull'affettività, sul consenso e sulla prevenzione della violenza significa, nei fatti, svuotare la scuola della sua funzione pedagogica. Rischiamo di creare disparità inaccettabili: le ragazze e i ragazzi che crescono in contesti dove questi temi sono ancora tabù verranno privati degli unici strumenti utili per decodificare il mondo, prevenire abusi e decostruire stereotipi dannosi. I percorsi di educazione alle relazioni non sono un'intrusione nella vita privata, ma un diritto di cittadinanza". Per il segretario "la violenza di genere non si combatte tra le mura domestiche, ma attraverso un lavoro di prevenzione strutturato, condotto da figure formate e competenti, capaci di ascoltare i bisogni che i giovani faticano a esprimere in famiglia per vergogna o timore".
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