La leggenda dei Verdi critica il gioco moderno: "Oggi c'è più rugby che calcio. Troppe espulsioni e poca spettacolarità"

Per Gianluca Lapi, storico protagonista dei Verdi e simbolo di un'epoca del Calcio Storico ormai lontana, il torneo di oggi ha perso parte della propria identità. I larghi punteggi delle semifinali e le polemiche sulle regole confermano il suo disappunto: «Non posso dar torto a chi dice che una partita così non può piacere a nessuno. I cazzotti servono per imporre il gioco, ma poi si gioca. Le botte a oltranza non giovano a nessuno».

Secondo Lapi, il problema non è la durezza del confronto, che ha sempre fatto parte della tradizione, ma il modo in cui viene interpretata. «Ai nostri tempi ci autoregolavamo nel sabbione. C'era lo scontro, ma anche il rispetto dell'avversario. Il gioco, nella sua durezza, era lealtà». Le nuove regole, aggiunge, avrebbero finito per impoverire lo spettacolo: «Con questi placcaggi alla fine giocano in cinque per parte. Non si vedono più triangolazioni, spunti individuali o tiri da lontano. Prima c'era più calcio, oggi molto più rugby».

L'ex campione punta il dito anche contro l'eccessivo ricorso alle espulsioni. «Cinque verdi allontanati sono troppi e qualcuno non aveva fatto nulla di così grave. Quando perdi così tanti uomini, la partita è già finita. Io lascerei tutti in campo fino al termine, intervenendo dopo con squalifiche severe per chi sbaglia». Infine, una riflessione sul costo dei biglietti, arrivati a superare i 130 euro in tribuna: «Con le televisioni il Calcio Storico è seguito in tutto il mondo. E i prezzi salgono». Lo scrive la Nazione. 

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