Dopo il sequestro di sette sezioni parla l’ex responsabile del carcere: «A mali estremi, estremi rimedi. Le criticità erano conosciute da anni e i vertici erano informati»

«A mali estremi, estremi rimedi. E non so quanti possano dire oggi di avere la coscienza a posto». Antonella Tuoni, direttrice del carcere di Sollicciano dal 2020 al 2024, commenta così il sequestro di sette sezioni dell’istituto penitenziario disposto dalla magistratura per le gravi condizioni igienico-sanitarie della struttura.

Tuoni, oggi alla guida del carcere di Arezzo, afferma di non essere rimasta sorpresa dal provvedimento. «No, non mi ha sorpreso affatto», spiega, ricordando come le criticità strutturali del penitenziario fossero note da tempo. «La situazione in cui versa il carcere di Sollicciano era arcinota a tutti. Io stessa, quando ero direttrice, predisposi un dossier per la Procura e i livelli superiori dell’amministrazione erano informati».

Tra i problemi più urgenti segnalati dall’ex direttrice figuravano le infiltrazioni d’acqua piovana e l’obsolescenza degli impianti. «Già dal 2020 erano stati appaltati lavori per milioni di euro, ma i problemi sono rimasti», racconta. Secondo Tuoni, sarebbero stati commessi anche errori tecnici nella progettazione degli interventi di risanamento. «Le pareti oblique della struttura furono trattate come pareti verticali e non adeguatamente impermeabilizzate. Per questo anche il reparto femminile, nonostante i lavori effettuati, continuava a essere interessato dalle infiltrazioni».

L’ex direttrice ripercorre anche il difficile rapporto con l’amministrazione penitenziaria. Nel 2024 il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria le aveva inflitto una sanzione disciplinare con sei mesi di trattenuta dello stipendio per le condizioni del carcere. Un provvedimento successivamente annullato dal Tar, che ha riconosciuto le sue ragioni e condannato il Ministero della Giustizia al risarcimento. «La risposta che ho ricevuto non è stata la soluzione dei problemi, ma prima una sanzione disciplinare e poi il trasferimento da Sollicciano ad Arezzo», sottolinea.

Parlando delle responsabilità, Tuoni evita di indicare singoli nomi ma lancia un’accusa netta: «La responsabilità è di chiunque avesse il dovere di fare e non ha fatto». E aggiunge: «Lo Stato siamo tutti noi, ma il carcere non è mai stato un tema capace di attirare attenzione e consenso».

Infine, l’ex direttrice guarda alle conseguenze immediate del sequestro e al trasferimento di oltre 200 detenuti. «Non si tratta di spostare pacchi postali, ma persone che magari hanno costruito legami sul territorio e che ora saranno trasferite chissà dove», osserva, evidenziando come la questione non sia soltanto logistica ma anche umana e sociale.

Le sue parole si aggiungono al dibattito apertosi dopo il provvedimento della magistratura e contribuiscono a delineare il quadro di una struttura che, secondo molti osservatori, da anni necessita di interventi radicali e definitivi. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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