Il governo annuncia un intervento radicale per il complesso penitenziario di Sollicciano a Firenze. Durante il question time alla Camera, il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha affrontato direttamente la crisi della struttura toscana, balzata nuovamente al centro delle cronache dopo il recente provvedimento di sequestro giudiziario che ha interessato ben sette sezioni dell'istituto. Il Guardasigilli ha ammesso la gravità della situazione, definendola una criticità strutturale sedimentata non soltanto negli ultimi anni ma nel corso di interi decenni. Nel quadro del più ampio piano carceri nazionale, Nordio ha assicurato che Sollicciano sarà la prima struttura a essere ridotta nelle presenze o addirittura completamente svuotata non appena si renderanno disponibili nuovi posti alternativi, un obiettivo che il ministero conta di raggiungere verosimilmente entro la fine dell'anno in corso. In merito all'azione restrittiva della magistratura sul penitenziario, il ministro ha inoltre precisato che l'amministrazione della giustizia sta attualmente acquisendo tutti gli atti procedimentali, riservandosi il diritto di valutare eventuali impugnazioni legali.
Nel corso del suo intervento, il capo del dicastero di Via Arenula ha allargato lo sguardo alle problematiche generali che affliggono il sistema carcerario italiano, rivendicando i primi risultati positivi delle politiche governative. Nordio ha evidenziato come la percentuale dei suicidi dietro le sbarre abbia fatto registrare un'inversione di tendenza rispetto ai dati dello scorso anno, interpretando questo segnale come la prova che le misure di prevenzione e supporto psicologico introdotte dall'esecutivo stanno iniziando a dimostrarsi efficaci.
Un altro pilastro fondamentale per alleggerire la pressione sui penitenziari e migliorare le condizioni detentive risiede, secondo il ministro, nella riforma sulla detenzione differenziata per i soggetti tossicodipendenti, attualmente in fase di discussione in Parlamento. Nordio ha sottolineato che una larga parte di questi detenuti, stimata in circa diecimila persone a livello nazionale, debba essere considerata composta da malati da curare piuttosto che da criminali da punire. La strategia del ministero prevede che questa significativa quota di popolazione carceraria possa e debba essere ricollocata, attraverso la supervisione e l'operato della magistratura di sorveglianza, all'interno di strutture protette esterne ai classici istituti di pena. Sotto questo profilo, il Guardasigilli ha concluso annunciando che gli uffici ministeriali hanno già individuato i soggetti idonei e stanno procedendo alla sigla dei relativi contratti con diverse istituzioni specializzate sul territorio.
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