Sciopero di otto ore a Firenze, le prime di un pacchetto di 16, dei dipendenti di Register, azienda specializzata in registrazione di domini, hosting, e servizi digitali per le imprese, con presidio davanti alla sede in viale Giovine Italia. La protesta, sostenuta dalla Filcams Cgil, scaturisce dall'interruzione delle trattative sul rinnovo del contratto di secondo livello partite lo scorso inverno. Circa 120 i lavoratori interessati a Firenze, più altri 80 nell'altra sede, a Bergamo.
"Si riapra il confronto, rispetto per le rivendicazioni di chi lavora", l'appello che arriva dal presidio, a cui hanno partecipato poche decine di persone, mentre lo sciopero ha avuto una buona adesione.
"Avevamo trovato un accordo su due punti che l'assemblea riteneva imprescindibili - spiega Elisabetta Cavallo, lavoratrice e rsu Filcams Cgil -. Uno riguardava la riduzione dell'orario da 40 a 36 ore a parità di retribuzione utilizzando Rol e permessi dei dipendenti. Doveva essere un progetto pilota a cui avevamo legato un punto molto importante anche dal punto di vista politico, ovvero l'applicazione anche ai neoassunti".
Tuttavia la seconda richiesta è stata vincolata al successo della prima. Dunque, in caso di mancata conferma della sperimentazione, andrebbe a decadere anche l'unificazione dei trattamenti.
Per rsu e Filcams "una soluzione inaccettabile. Per questo - prosegue Cavallo - avevamo trovato delle soluzioni abbastanza a costo zero per l'azienda: l'innalzamento del tetto dei buoni pasto al variare della soglia di detassazione prevista eventualmente dal governo" e "un aumento di 150 lordi, comunque da dettagliare, per tutti i dipendenti, anche spalmandolo nel triennio dell'integrativo". Due proposte su cui però è stata registrata una chiusura totale.
Da qui lo stato di agitazione con il pacchetto di 16 ore di sciopero che la proprietà non ha gradito. "Non solo ha ritirato i punti che avevamo ormai deciso di inserire nell'integrativo, ma ha fatto capire" che "sono anche pronti a tornare indietro su altri diritti acquisiti nel tempo, come ad esempio lo smart working".
"Si riapra il confronto, rispetto per le rivendicazioni di chi lavora", l'appello che arriva dal presidio, a cui hanno partecipato poche decine di persone, mentre lo sciopero ha avuto una buona adesione.
"Avevamo trovato un accordo su due punti che l'assemblea riteneva imprescindibili - spiega Elisabetta Cavallo, lavoratrice e rsu Filcams Cgil -. Uno riguardava la riduzione dell'orario da 40 a 36 ore a parità di retribuzione utilizzando Rol e permessi dei dipendenti. Doveva essere un progetto pilota a cui avevamo legato un punto molto importante anche dal punto di vista politico, ovvero l'applicazione anche ai neoassunti".
Tuttavia la seconda richiesta è stata vincolata al successo della prima. Dunque, in caso di mancata conferma della sperimentazione, andrebbe a decadere anche l'unificazione dei trattamenti.
Per rsu e Filcams "una soluzione inaccettabile. Per questo - prosegue Cavallo - avevamo trovato delle soluzioni abbastanza a costo zero per l'azienda: l'innalzamento del tetto dei buoni pasto al variare della soglia di detassazione prevista eventualmente dal governo" e "un aumento di 150 lordi, comunque da dettagliare, per tutti i dipendenti, anche spalmandolo nel triennio dell'integrativo". Due proposte su cui però è stata registrata una chiusura totale.
Da qui lo stato di agitazione con il pacchetto di 16 ore di sciopero che la proprietà non ha gradito. "Non solo ha ritirato i punti che avevamo ormai deciso di inserire nell'integrativo, ma ha fatto capire" che "sono anche pronti a tornare indietro su altri diritti acquisiti nel tempo, come ad esempio lo smart working".
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