Tra trasferte, caldo torrido e orari adattati alle temperature, i lavoratori della linea Libertà-Bagno a Ripoli raccontano sacrifici, strategie e orgoglio per un mestiere che resiste al solleone

Gli operai impegnati nei cantieri della tramvia tra piazza Beccaria, viale Gramsci e viale Giovine Italia affrontano ogni giorno temperature sempre più elevate, con il termometro che a mezzogiorno supera i 36 gradi. Molti arrivano da altre regioni d'Italia e hanno imparato a convivere con il caldo cercando riparo all'ombra degli alberi, alternando le attività più pesanti ai momenti meno esposti al sole. Per chi lavora nei cantieri itineranti, però, il clima estremo è solo uno dei disagi: d'inverno si affrontano freddo e maltempo, d'estate il sole e l'afa.

Le squadre adottano orari differenti per limitare i rischi. C'è chi inizia alle 5 del mattino e termina a mezzogiorno, come i saldatori, per evitare le ore più calde, e chi lavora dalle 6 alle 13 tornando poi a casa. Alcuni operai trascorrono settimane lontano dalle famiglie, alternando periodi di lavoro in trasferta a pochi giorni di rientro. Non manca chi paragona il clima fiorentino a quello delle proprie terre d'origine, sottolineando come l'umidità della città renda il caldo ancora più pesante.

Nonostante la fatica, molti raccontano di trovare soddisfazione nel proprio mestiere. C'è chi apprezza il fatto di contribuire a realizzare opere destinate a durare nel tempo e chi considera il lavoro all'aperto preferibile rispetto a quello in spazi chiusi e soffocanti. Tra gli operai c'è anche un giovane originario del Gambia, che sostiene come il caldo di Firenze sia persino più intenso di quello del suo Paese. Tutti, però, concordano su un punto: lavorare nei cantieri richiede sacrificio, esperienza e una grande capacità di adattamento. Lo scrive la Nazione. 

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