Tra i parenti dei detenuti cresce la preoccupazione per i trasferimenti dopo il sequestro di sette sezioni. Timori per il lavoro, i permessi e i rapporti con i figli

Dietro i trasferimenti dei detenuti da Sollicciano ci sono anche le storie delle famiglie che rischiano di vedere compromessi percorsi di reinserimento e rapporti affettivi costruiti nel tempo. È il caso di Maria, nome di fantasia, che ha appreso durante un colloquio in carcere che il marito sarebbe stato trasferito a Massa. Una notizia accolta con disperazione, soprattutto per le difficoltà che comporterà continuare a incontrarlo regolarmente. «Come farò ad andare a trovarlo? È troppo lontano», si è chiesta dopo aver salutato il marito.

Preoccupazioni simili arrivano da Yasmine, moglie di un detenuto che aveva avviato un percorso di reinserimento e che a breve potrebbe ottenere un provvedimento per lavorare all’esterno del carcere. L’uomo ha già trovato un impiego come muratore e attende un’udienza decisiva. Un eventuale trasferimento lontano da Firenze rischierebbe però di compromettere questa opportunità. La famiglia teme inoltre le conseguenze sui quattro figli, che ogni settimana incontrano il padre a Sollicciano.

Anche per molte altre famiglie il problema non riguarda soltanto la distanza geografica. Alcuni detenuti svolgono attività lavorative o partecipano a progetti educativi e di recupero all’interno dell’istituto. Maria racconta che il marito lavora come cuoco nella mensa del carcere, contribuendo economicamente alle spese familiari e al pagamento del mutuo. Un eventuale trasferimento potrebbe interrompere questo percorso e rendere più difficili anche i rapporti con il figlio undicenne, abituato a incontrare il padre ogni settimana. In attesa di conoscere le destinazioni definitive dei detenuti, tra i familiari prevalgono incertezza e timore per un futuro ancora tutto da definire. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies