La Fiorentina vuole chiudere il capitolo il prima possibile, mentre il caso del Vichingo diventa il simbolo degli errori che il nuovo corso viola vuole evitare

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Non tutte le storie finiscono come erano state immaginate. Alcune si interrompono prima di sbocciare davvero, lasciando dietro di sé più interrogativi che ricordi. È il caso di Lucas Beltran e della Fiorentina, un rapporto nato nell'estate del 2023 tra aspettative elevatissime e destinato ora a concludersi senza aver mai trovato una vera identità.

L'attaccante argentino è sempre più vicino all'addio, ma il trasferimento al River Plate non può ancora considerarsi definito. Tra i due club sarebbe stata trovata una base d'intesa economica che permetterebbe alla Fiorentina di incassare circa otto milioni di euro e di chiudere definitivamente una delle operazioni meno fortunate degli ultimi anni. A rallentare tutto, però, è la posizione del giocatore.

Beltran non ha ancora risposto al River Plate. L'ex numero nove viola continua infatti a sperare in una nuova opportunità nel calcio europeo e sta valutando con attenzione tutte le possibili alternative prima di prendere una decisione definitiva. Una situazione che starebbe iniziando a infastidire la Fiorentina, intenzionata a definire il prima possibile il futuro dell'attaccante per poter programmare con maggiore chiarezza il resto del mercato estivo.

La vicenda assume contorni ancora più significativi se si ripensa a come era iniziata. Nell'estate del 2023 la Fiorentina investì circa 22 milioni di euro per portare il centravanti argentino a Firenze, battendo una concorrenza importante e dimostrando di credere fortemente nelle sue qualità. Il club lo considerava il profilo ideale per guidare l'attacco del futuro e raccogliere l'eredità lasciata dai grandi centravanti passati dalla maglia viola.

Con il passare dei mesi, tuttavia, emersero difficoltà che forse erano presenti fin dall'origine. Dietro le quinte non tutti sembravano completamente convinti dell'operazione. Vincenzo Italiano, allora allenatore viola, avrebbe manifestato più di una perplessità soprattutto dal punto di vista tattico.

Il problema principale riguardava infatti la collocazione in campo del giocatore. Beltran era stato acquistato come centravanti di riferimento, ma già durante i primi allenamenti apparve evidente come le sue caratteristiche fossero differenti. Più seconda punta che finalizzatore puro, più uomo di raccordo che terminale offensivo.

Da lì iniziò una continua ricerca della posizione ideale. Italiano provò a valorizzarlo in più ruoli, alternandolo tra attacco e trequarti. Lo stesso tentò di fare Palladino nella stagione successiva. I risultati, però, non arrivarono mai con continuità.

La sensazione è che attorno all'argentino sia nato un equivoco tecnico difficile da correggere. La Fiorentina aveva acquistato un giocatore immaginandolo in un ruolo che, probabilmente, non era quello più adatto alle sue caratteristiche. Un errore di valutazione che ha finito per condizionare l'intera esperienza del Vichingo in maglia viola.

Ed è proprio da situazioni come questa che la nuova Fiorentina di Fabio Paratici vuole ripartire. Il direttore sportivo, fin dalla sua presentazione, ha sottolineato la necessità di creare una maggiore sintonia tra società, area tecnica e allenatore. L'obiettivo è evitare investimenti non pienamente condivisi e costruire una struttura capace di prendere decisioni coerenti con le esigenze della squadra.

Per questo motivo Fabio Grosso sarà coinvolto direttamente nelle strategie di mercato. Ogni operazione dovrà nascere da una visione comune e da una precisa compatibilità tecnica, così da ridurre al minimo il rischio di ritrovarsi davanti a nuovi casi simili a quello di Beltran.

Adesso resta soltanto da capire quale sarà la scelta definitiva dell'attaccante argentino. Il River Plate continua ad attenderlo, la Fiorentina spinge per chiudere la trattativa e il giocatore guarda ancora verso l'Europa nella speranza di trovare una nuova occasione.

Una storia che non è ancora arrivata all'ultimo capitolo. Ma che, comunque finisca, difficilmente verrà ricordata come il grande colpo che Firenze aveva sognato tre anni fa.

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