Tra infortuni, difficoltà tattiche e rendimento discontinuo, l’islandese non ha lasciato il segno come ci si attendeva. E il 4-3-3 di Grosso sembra chiudere definitivamente ogni spiraglio di permanenza

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L’avventura di Albert Gudmundsson alla Fiorentina sembra ormai destinata a concludersi. Dopo due stagioni in maglia viola, il numero 10 islandese è sempre più vicino alla separazione da un club che aveva puntato fortemente su di lui e che oggi, invece, appare pronto a voltare pagina. La decisione nasce soprattutto da un dato difficile da contestare: le aspettative tecniche che avevano accompagnato il suo arrivo a Firenze non sono state rispettate. Gudmundsson era stato acquistato per fare la differenza, per diventare il leader offensivo della squadra e per raccogliere l’eredità di un ruolo pesante, sia sul campo sia simbolicamente. Le qualità mostrate al Genoa avevano convinto la dirigenza viola a investire una cifra molto importante per assicurarselo, ma il rendimento non è mai stato all’altezza delle attese.

Sarebbe però ingeneroso attribuire tutte le responsabilità al giocatore. La sua esperienza fiorentina è stata condizionata da numerosi problemi fisici che ne hanno limitato la continuità, soprattutto nella prima stagione. A questo si sono aggiunte le difficoltà collettive vissute dalla squadra nell’ultimo campionato, un contesto che certamente non ha favorito un giocatore che ha bisogno di fiducia e stabilità per esprimere al meglio il proprio talento. Eppure, nonostante queste attenuanti, il bilancio resta sostanzialmente negativo. Gudmundsson ha alternato prestazioni di buon livello a lunghi periodi anonimi, senza mai riuscire a garantire quella continuità che distingue i giocatori decisivi. Qualche lampo, qualche giocata di qualità e alcune reti importanti non sono bastati a cambiare la percezione generale di un investimento che non ha prodotto i risultati sperati.

Il problema principale è che la Fiorentina si aspettava molto di più. Da un giocatore arrivato con un curriculum importante e con il peso della maglia numero 10 sulle spalle ci si attendeva una leadership tecnica costante, la capacità di incidere nelle partite più complicate e di trascinare la squadra nei momenti decisivi. Tutto questo si è visto soltanto a sprazzi. Ad accelerare ulteriormente il processo di separazione c’è poi il nuovo progetto tecnico. La Fiorentina ripartirà infatti da Fabio Grosso e dal suo consolidato 4-3-3, un sistema che, almeno sulla carta, sembra adattarsi poco alle caratteristiche dell’islandese. Gudmundsson dà il meglio di sé quando può muoversi liberamente tra le linee, agendo da seconda punta o da trequartista offensivo. Nel nuovo assetto tattico troverebbe invece spazio soltanto come esterno adattato o come soluzione d’emergenza in altre posizioni offensive.

Uno scenario che non convince né il giocatore né il club. Per questo motivo la cessione appare oggi la soluzione più logica per tutte le parti coinvolte. La Fiorentina è pronta ad ascoltare offerte e valuta il cartellino dell’attaccante tra i 16 e i 18 milioni di euro, pur senza escludere formule alternative come un prestito con obbligo di riscatto. Cifra difficile da racimolare in Italia, quasi impossibile (nonostante Gud abbia degli estimatori, Sarri su tutti). Per questo Paratici guarda con fiducia, per non dire con speranza, al ricco mercato inglese.

L’epilogo di una storia che avrebbe dovuto essere molto diversa. Gudmundsson lascia Firenze con il rimpianto di non aver mai espresso pienamente il proprio potenziale e con la consapevolezza che, al netto delle difficoltà incontrate, il suo percorso in viola non ha mantenuto le promesse che ne avevano accompagnato l’arrivo.

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