Un verbale della Polizia municipale e della Direzione Urbanistica del Comune di Firenze contesta a Camplus, lo studentato privato di via del Romito, un cambio di destinazione d’uso da direzionale a turistico-ricettivo in assenza di titolo edilizio. Il documento risale al 16 giugno e avvia un procedimento che concede alla struttura 30 giorni per presentare eventuali controdeduzioni.
La vicenda nasce dopo un sopralluogo della municipale effettuato il 28 maggio. Camplus rischia una sanzione tra i 500 e i 2mila euro, ma soprattutto, secondo Palazzo Vecchio, dovrebbe interrompere l’ospitalità turistica. Il Comune contesta infatti che il cambio di destinazione d’uso abbia riguardato un’unità immobiliare superiore a 2mila metri quadri, senza la necessaria scheda norma nel Piano operativo.
A rendere nota la vicenda è la consigliera di Firenze democratica Cecilia Del Re, dopo un accesso agli atti. Era stata lei, nei mesi scorsi, a segnalare la presenza su piattaforme come Booking di camere riferibili a studentati privati, sostenendo che alcune strutture svolgessero attività ricettiva senza aver comunicato al Comune il periodo annuale di 60 giorni previsto per l’ospitalità turistica.
Camplus, lo scorso aprile, aveva spiegato di svolgere attività ricettiva durante tutto l’anno, richiamando la legge nazionale 338 del 2000 e sostenendo che il convenzionamento del 20% dei posti letto con il diritto allo studio consentisse di accogliere anche utenza non universitaria in modo marginale. Una lettura che aveva spinto l’assessorato all’Urbanistica ad avviare controlli.
Del Re attacca anche la proroga concessa agli studentati per la comunicazione dei 60 giorni, inizialmente da presentare entro il 31 gennaio e poi slittata al 30 aprile. Secondo la consigliera, quella scelta avrebbe evidenziato una disparità di trattamento tra grandi gruppi di investimento e singoli cittadini.
Sul caso Camplus, Del Re annuncia che continuerà a seguire gli sviluppi e chiederà chiarimenti anche sulla Scia presentata allo Sportello unico per le attività produttive per l’attività di “casa per ferie”, in particolare per capire se la struttura abbia dichiarato di avere un’idonea destinazione d’uso. Lo scrive il Corriere Fiorentino.
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