A Firenze sciopero regionale dell’industria: pelletteria in difficoltà, 830 aziende perse dal 2019 e cassa integrazione in forte aumento

La crisi del distretto della moda sarà al centro dello sciopero regionale dell’industria in programma il 9 luglio a Firenze. La manifestazione partirà alle 9.30 da piazzale Montelungo e arriverà in via Cavour, davanti alla Prefettura. Cgil, Cisl e Uil chiedono un impegno più forte da parte dei grandi brand e delle istituzioni, in un territorio che da anni vive una fase di forte difficoltà.

I numeri, secondo i sindacati, raccontano una situazione allarmante. Dal 2019 a oggi, nella sola pelletteria della provincia di Firenze, sono scomparse 830 aziende, con circa 7.000 dipendenti coinvolti, in parte riassorbiti da altri marchi. Negli ultimi due anni, inoltre, la cassa integrazione è cresciuta del 250-260%. Il rischio, avvertono le organizzazioni sindacali, non riguarda soltanto il modello industriale, ma anche la tenuta sociale del territorio.

«Sfidiamo le griffe a venire al tavolo per riprogettare insieme il distretto», ha detto Bernardo Marasco, segretario della Cgil Firenze. «La crisi non la possono pagare i lavoratori, il capitalismo non può essere solo estrattivo, bisogna ricostruire insieme la qualità di questo distretto. E la qualità è fatta di legalità».

Anche la Cisl chiede un ruolo più incisivo delle istituzioni. «Le vogliamo più presenti e attive», ha spiegato Gianluca Valacchi della Femca Cisl, sottolineando la necessità di portare i grandi gruppi a dialogare. Per Valacchi, la vertenza McQueen ha mostrato un paradosso: una crisi legata a Scandicci, cuore del distretto, è stata guidata istituzionalmente da Regione Piemonte e Comune di Novara.

«Non vogliamo tutelare solo le lavoratrici e i lavoratori, ma una comunità di manifattura», ha aggiunto Federica Monta­ghi della Uil Toscana. La richiesta alla Regione è quella di attivare un tavolo di monitoraggio con la presenza di chi prende davvero le decisioni. «I brand ci devono mettere del loro», ha ribadito.

Tra le priorità indicate dai sindacati ci sono il reshoring, cioè il ritorno in Italia delle produzioni delocalizzate, la tracciabilità delle filiere, la sostenibilità, più controlli sulla legalità, accesso al credito, sostegni per aggregazione e innovazione, formazione e clausole occupazionali. In Toscana il comparto moda occupa circa 110mila persone, di cui 50mila nel distretto fiorentino: numeri che spiegano perché la crisi sia diventata una questione non solo economica, ma anche sociale. Lo scrive la Nazione. 

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