La sanzione da 6 milioni non stravolge i piani viola, ma conferma una situazione economica delicata. Il nuovo ds dovrà alleggerire la rosa e ricostruire valore tecnico

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Il mercato della Fiorentina era già complicato. Dopo la multa da 6 milioni di euro arrivata dalla Uefa, lo è diventato ancora di più. Non si tratta di una cifra in grado, da sola, di far saltare i programmi del club, ma rappresenta comunque un segnale importante. Soprattutto perché arriva in un momento in cui la società viola è chiamata a muoversi con grande attenzione tra conti, ingaggi, operazioni in entrata e possibili cessioni.

Per Fabio Paratici non è stata certo una notizia positiva. Dal suo arrivo a Firenze, il nuovo direttore sportivo si è trovato davanti una situazione da gestire con cautela: una rosa costosa, contratti pesanti, diversi giocatori da sistemare e un mercato da costruire senza grandi margini di manovra. La sanzione Uefa non crea il problema, ma lo rende ancora più evidente.

La Fiorentina paga soprattutto una stagione lontana dalle aspettative. La scorsa estate il club aveva deciso di alzare l’asticella, provando a costruire una squadra capace di competere stabilmente in Europa e, almeno nelle intenzioni, di avvicinarsi anche alla zona Champions. Una scelta ambiziosa, ma anche rischiosa. Perché quando si investe tanto, diventa fondamentale ottenere risultati adeguati sul campo.

Il verdetto, invece, è stato diverso. La mancata qualificazione alle coppe europee pesa in modo significativo anche sul bilancio. Nelle ultime stagioni l’Europa aveva garantito alla Fiorentina circa 17-18 milioni di euro. Una cifra che per i grandi club può sembrare relativa, ma che per una società come quella viola rappresenta una voce importante: risorse utili per sostenere il monte ingaggi, finanziare il mercato e dare maggiore respiro alla gestione.

Senza quei ricavi, ogni scelta diventa più complessa. Anche perché nel frattempo la Fiorentina si è trovata a sostenere stipendi importanti. Il rinnovo di Moise Kean, arrivato a sfiorare i 5 milioni netti a stagione, quello di David De Gea intorno ai 3 milioni, l’ingaggio di un allenatore affermato e costoso come Stefano Pioli, oltre al peso degli esuberi ancora a libro paga, hanno contribuito ad alzare sensibilmente il livello delle spese.

Il punto, oggi, non è soltanto aver speso. Il problema è averlo fatto senza ricevere dal campo il rendimento sperato. La Fiorentina aveva costruito una rosa con nomi di livello, ma i risultati non hanno confermato le ambizioni iniziali. Per questo il club è chiamato a correggere la rotta, con una doppia esigenza: ridurre i costi e, allo stesso tempo, evitare un indebolimento eccessivo della squadra.

In questo scenario entra in gioco Paratici. Le prime mosse del nuovo direttore sportivo sembrano indicare una linea precisa: meno operazioni pesanti sul piano degli stipendi, più scouting, più attenzione ai giovani e a calciatori con margini di crescita. Non soltanto profili già affermati e costosi, ma giocatori da valorizzare, capaci di essere utili nell’immediato e di diventare in futuro anche patrimonio economico per il club.

Il caso Viery è indicativo. La Fiorentina ha investito una cifra importante per il cartellino, ma l’ingaggio del giocatore resta sostenibile, intorno agli 800 mila euro a stagione. È un modello diverso rispetto al passato recente: puntare sul talento, evitare di appesantire il bilancio con stipendi fuori scala e provare a costruire valore nel tempo.

Dentro questa strategia rientrano anche altri nomi seguiti dal club, da Koleosho a Oso del Siviglia, fino a Thorstvedt, profilo già più pronto ma con costi di gestione più controllabili rispetto ad altri giocatori. Il concetto è chiaro: la Fiorentina cerca elementi utili oggi, ma anche rivendibili domani. Calciatori in grado di crescere, aumentare il proprio valore e garantire eventuali plusvalenze.

Anche le operazioni sui giovanissimi vanno lette nella stessa direzione. Fortune Egharevba, attaccante classe 2010 arrivato dal Verona e seguito da diverse società importanti, e Beldenti, difensore preso dal Brescia, non sono colpi pensati per risolvere subito i problemi della prima squadra. Sono investimenti sul futuro. La Fiorentina vuole ricostruire un patrimonio tecnico interno, aspetto che negli ultimi anni non sempre è stato valorizzato fino in fondo.

Il mercato viola, però, non potrà basarsi soltanto sugli acquisti. Anzi, la partita più importante potrebbe giocarsi in uscita. Paratici dovrà alleggerire la rosa, trovare sistemazione agli esuberi e valutare anche cessioni pesanti. Beltran è uno dei nomi da monitorare, ma non l’unico. Ci sono poi situazioni economicamente rilevanti come quelle di Dodò, Gosens, Gudmundsson e forse anche De Gea.

Si tratta di giocatori di qualità, e questo non è in discussione. Ma oggi la Fiorentina deve ragionare con criteri diversi. Non basta valutare soltanto il valore tecnico di un calciatore. Bisogna capire quanto pesa sul bilancio, quanto incide realmente in campo e se il rendimento giustifica il costo complessivo.

Discorso a parte per Moise Kean. L’attaccante resta uno dei nomi centrali del progetto, ma è anche uno dei contratti più pesanti della rosa. La sua situazione andrà valutata con attenzione, soprattutto nel caso in cui dovessero arrivare offerte importanti.

La multa Uefa, dunque, non è l’origine di tutti i problemi, ma rappresenta una fotografia chiara del momento viola. La Fiorentina deve tornare a essere più sostenibile, abbassare il monte ingaggi, scegliere meglio sul mercato e costruire una rosa più equilibrata.

L’estate di Paratici passerà soprattutto da qui: vendere bene, acquistare con intelligenza e rimettere ordine senza rinunciare alla competitività. Una missione complessa, perché Firenze chiede risultati, mentre i conti impongono prudenza. Dopo la sanzione Uefa, il messaggio è ancora più chiaro: il margine d’errore, questa volta, sarà minimo.

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