Il 20enne, affetto da gravi disturbi psichiatrici, è detenuto nel carcere fiorentino. Prosegue intanto l'allarme per sovraffollamento e degrado

«Liberate mio figlio, non può restare a Sollicciano in queste condizioni». È l'appello della madre di un detenuto fiorentino di 20 anni, invalido all'80% per gravi problemi psichiatrici, finito in carcere dopo aver aggredito la donna durante una crisi. La famiglia aveva chiesto gli arresti domiciliari, ma la richiesta è stata respinta. La madre teme ora per la sua incolumità, ricordando un precedente tentativo di suicidio e denunciando le condizioni in cui il giovane è costretto a vivere.

Secondo il racconto della donna, il ragazzo sarebbe stato aggredito da un altro detenuto, riportando la frattura della mandibola e rimanendo per giorni senza riuscire a mangiare. Attualmente si trova da solo in una cella della sezione destinata ai detenuti con disturbi psichiatrici. La famiglia chiede un trasferimento urgente in una struttura sanitaria specializzata. Anche il garante dei detenuti di Firenze, Giancarlo Parissi, ritiene che il giovane non sia compatibile con il regime carcerario e auspica il suo immediato trasferimento.

La vicenda si inserisce nel quadro della grave emergenza che continua a interessare il carcere di Sollicciano. Dopo il sequestro di sette sezioni proseguono i trasferimenti dei detenuti verso altri istituti, mentre il sovraffollamento resta elevato. Il Gruppo Foucault, dopo un recente sopralluogo, ha denunciato una presenza superiore al 150% della capienza disponibile, condizioni di forte degrado nelle sezioni maschili e la presenza di cimici nelle celle, consegnandone simbolicamente un campione a Palazzo Vecchio per richiamare l'attenzione delle istituzioni. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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