Non solo cinghiali e caprioli. Nelle campagne della provincia di Firenze esplode l'emergenza colombacci, diventati ormai la principale minaccia per i raccolti subito dopo i grandi ungulati. A lanciare l'allarme è la Cia Agricoltori Italiani della Toscana, che denuncia una situazione ormai insostenibile per il settore cerealicolo e chiede alla Regione un intervento immediato e straordinario.
In una lettera formale indirizzata al presidente Eugenio Giani, l'associazione ha richiesto l'inserimento formale del colombaccio tra le specie sottoposte a controllo faunistico, una misura necessaria per sbloccare i piani di contenimento all'interno delle aree più colpite. Il problema non è nuovo: già nell'agosto del 2025 erano state segnalate forti criticità proprio nella Toscana centrale, lungo l'area della Piana tra Sesto Fiorentino e l'Empolese-Valdelsa.
L'impatto economico sulle imprese agricole del territorio ha superato i livelli di guardia. Gli stormi colpiscono non solo il grano e gli altri cereali, ma anche le colture primaverili come girasole, ceci, ortaggi e persino i vigneti. I numeri diffusi dalla Cia descrivono uno scenario pesante per la tenuta del settore: ogni attacco condotto da uno stormo comporta una perdita immediata di almeno 12 chilogrammi di granella al giorno. Sull'intero periodo produttivo, i danni complessivi possono superare il 60% della produzione totale, azzerando i già ridotti margini di guadagno dei coltivatori. In alcune singole realtà aziendali si sono registrate perdite record che hanno toccato i 40mila euro in una sola annualità, come già verificatosi nel corso del 2024.
"L'impatto economico sulle aziende agricole ha ormai superato i livelli di guardia", spiega il presidente di Cia Toscana, Valentino Berni. "I metodi di prevenzione ordinaria proposti dagli Ambiti territoriali di caccia (Atc) non sono più sufficienti a limitare i danni. È necessaria l'attivazione di forme di controllo analoghe a quelle già previste per altre specie".
Nonostante la gravità della situazione nei campi fiorentini, i tentativi di arginare il problema si scontrano da tempo con lo stallo burocratico. Secondo quanto riferito dal presidente Berni, le proposte formulate dagli uffici tecnici regionali per inserire il colombaccio tra le specie oggetto di interventi mirati di contenimento sono rimaste finora bloccate a causa della contrarietà espressa da alcune associazioni venatorie. Con la lettera inviata a Giani, i produttori chiedono ora un colpo di acceleratore per sbloccare l'impasse e tutelare il lavoro delle aziende agricole del territorio, prima che la stagione produttiva venga definitivamente compromessa.
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