L’identikit dell’innesto perfetto che cerca Paratici per la Fiorentina è abbastanza chiaro: giocatore giovane, tra i 20 e i 25 anni, non alle prime armi, per cui giovane ma già affermato; già ambito da club importanti, con libertà di spendere per il cartellino purché si mantenga l’ingaggio contenuto.
Il fil rouge con cui si è mosso il ds viola in questo primo mese di calciomercato è stato più o meno sempre lo stesso. La Fiorentina ha deciso la sua politica: investire su giocatori in rampa di lancio, che non siano da svezzare, al limite da sgrezzare, la cui esplosione sia lì lì per arrivare. Esplosione da intendersi sia in termini tecnici che economici.
Adesso è la volta di Joao Mario, che va ad inserirsi alla lista dei vari Dragusin, Viery, Atta, Oulai e Jimenez. tutti corrispondenti alla descrizione. Tutti, chi più chi meno, già pronti per fare la differenza oggi, con un valore economico pronto a salire per diventare plusvalenze domani. Se necessario, ovviamente. Perché non è detto che ci sia l’obbligo di rivendere in futuro. La grossa differenza tra il modus operandi di Paratici e quello di Pradè sta molto in questo. L’ex ds viola andava a prendere giocatori in rampa di lancio da club di basso livello italiano, alcuni pagandoli cifre che non avrebbero mai potuto rivalutarsi verso l’alto (ad esempio Nzola, Piccoli, Fazzini, Gudmundsson e mille altri). Paratici va a prendere giocatori che hanno già un mercato internazionale o che provengono da club già di fascia alta.
Profili alla Alajbegovic e Soulé, per intendersi. Giocatori per cui spendi subito, anche tanto, che danno abbastanza garanzie sull’oggi e che sono destinati ad aumentare il loro valore un domani. Con loro, anche in caso di flop, mal che vada rientri perdendoci poco. Meglio spendere 25-30 per Atta su cui c’erano tante big che 27 per Piccoli (chi mai potrebbe spendere di più un domani per lui, in caso? A meno che non faccia 30 reti, cosa che non s’impara a fare dall’oggi al domani). Ecco, fin qui è ciò che ha fatto Paratici. Ora mancano esterni offensivi. E ne servono diversi. Oltre a capire che fare coi centravanti, da intendersi come Kean e Piccoli.
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