L’associazione ambientalista riconosce alcuni miglioramenti, ma denuncia l’assenza di nuove aree protette e di misure più incisive per tutelare la fauna

"Pur riconoscendo alcuni miglioramenti introdotti durante l'iter di approvazione", il piano faunistico venatorio regionale "non rappresenta ancora il cambio di passo necessario per affrontare la crisi della biodiversità che interessa anche la Toscana e per limitare l'impatto dell'attività venatoria, continuando a sostenere una caccia che sostenibile non è". E' questo il giudizio di Guido Scoccianti, delegato regionale Wwf per la Toscana.

Per l'organizzazione ambientalista il piano lascia aperte "questioni fondamentali" come il fatto che "la superficie destinata alla tutela della fauna selvatica non aumenta di un metro quadrato" che "mancano misure concrete per contribuire agli obiettivi della strategia europea per la biodiversità al 2030 e della Nature restoration law" che "non vengono introdotte tutele sufficientemente incisive per le specie più vulnerabili" e che "non si affronta in modo adeguato l'impatto degli appostamenti fissi e della pressione venatoria in genere ed in particolare nelle aree di maggior pregio naturalistico". Per Scoccianti permane "una visione della gestione faunistica e dei conflitti con le attività agricole fondata prevalentemente sugli abbattimenti e affidata in larga misura al mondo venatorio". mentre dovrebbero essere rafforzati "prevenzione, monitoraggio e gestione pubblica della fauna, mantenendo netta la distinzione tra attività venatoria e controllo faunistico". Infine il Wwf toscano fa un appello ai cittadini a "esercitare il diritto di escludere i propri terreni dalla caccia. Nelle prossime settimane il Wwf metterà a disposizione informazioni e indicazioni operative per supportare tutti coloro che intendano esercitare questo diritto". 
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