'Ma c'è possibilità di richiedere l'esclusione dell'attività venatoria dal proprio fondo'

Nel piano faunistico venatorio approvato dal Consiglio regionale della Toscana nell'ultima seduta "di tutela faunistica c'è poco, mentre c'è fin troppa accondiscendenza verso l'attività venatoria, che traspare dalle parole del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani di riconoscimento del ruolo dei 60 mila cacciatori toscani". E' l'opinione dell'associazione di protezione ambientale Gruppo d'intervento giuridico (Grig).
    
"Il piano toscano - continua la nota - introduce un'assurda distinzione fra aree vocate e aree non vocate alla presenza di fauna selvatica, sui cui è stata svolta un'approfondita riflessione critica di Daiana Franceschini". L'associazione ecologista, si spiega, era intervenuta nel procedimento con osservazioni rivolte al Consiglio regionale, chiedendo una profonda rivisitazione del piano con, per esempio, la previsione del divieto di caccia della Lepre italica e della Starna, l'ampliamento delle aree sottratte all'esercizio venatorio, l'eliminazione delle munizioni inquinanti di piombo e di metodi particolarmente crudeli di caccia come la caccia in tana della Volpe.

L'associazione evidenzia tuttavia "la possibilità per richiedere l'esclusione dell'attività venatoria dal proprio fondo, senza dover realizzare costose recinzioni perimetrali altrimenti necessarie per legge. La domanda dovrà essere corredata degli opportuni riferimenti catastali ed anagrafici del proprietario o conduttore del fondo interessato". Per il Gruppo d'intervento giuridico "è importante approfittare di questa finestra temporale di 30 giorni in favore della salvaguardia della fauna selvatica e di un migliore rapporto con gli altri animali". 
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)

Attiva i cookies