Il 32enne è morto per uno choc emorragico causato da una lesione al fegato

È morto per uno choc emorragico provocato da una lesione al fegato Raymond Ikanagbon, il detenuto nigeriano di 32 anni deceduto mercoledì nel carcere della Dogaia di Prato. Un elemento che, secondo gli investigatori, rafforzerebbe l’ipotesi di un pestaggio: l’emorragia interna sarebbe infatti compatibile con le percosse ricevute durante una colluttazione avvenuta nella cella 171.

Ikanagbon era arrivato nel carcere pratese soltanto quella mattina, dopo essere stato arrestato il 28 luglio a Montecatini con accuse di furto in abitazione, rapina e violenza sessuale. Poco prima delle 21 sarebbe scoppiata l’aggressione nella settima sezione. Circa un’ora e mezzo più tardi, dopo l’allarme lanciato da un detenuto, un agente della polizia penitenziaria ha trovato il 32enne agonizzante e tracce di sangue nella cella. La morte è stata dichiarata alle 23.18.

Con la vittima si trovavano in cella due detenuti albanesi e uno italiano. Due avrebbero avuto tracce di sangue sugli abiti, mentre tutti e tre, sentiti dagli investigatori, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. La Procura di Prato, coordinata dal procuratore Luca Tescaroli, procede per omicidio preterintenzionale. Tra le ipotesi al vaglio c’è quella che l’aggressione sia iniziata nel tentativo di imporre al 32enne qualcosa contro la sua volontà. Lo scrive il Corriere Fiorentino. 

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