Il costo dello sport giovanile torna al centro del dibattito dopo le parole di Claudio Ranieri, direttore tecnico della Nazionale, secondo cui le cifre richieste alle famiglie per far giocare a calcio i bambini sarebbero diventate eccessive. Una posizione che provoca la reazione delle società dilettantistiche. «Non si può demonizzare il calcio dei dilettanti e chi ogni giorno fa enormi sacrifici», replica Filippo Giusti, storico dirigente della Sestese. Il problema, sostengono i club, è rappresentato dai costi sempre più elevati per strutture, utenze, personale e burocrazia.
Anche realtà con una forte vocazione sociale hanno dovuto introdurre contributi. Il Centro Storico Lebowski, dopo anni di scuola calcio gratuita, applica oggi una quota calcolata in base all’Isee, da zero a circa 300 euro l’anno. Alla Sestese si superano invece i 600 euro tra iscrizione e materiale, ma Giusti ricorda che soltanto le utenze costano al club oltre 100mila euro all’anno. Sotto accusa anche gli effetti della riforma dello sport e dell’abolizione del vincolo sportivo, che avrebbero ridotto ulteriormente le entrate delle società.
Le difficoltà non riguardano soltanto il calcio. Il presidente della Rari Nantes Florentia, Andrea Pieri, parla di trasferte che possono costare fino a 60mila euro e di circa un milione all’anno necessario per la gestione ordinaria della piscina di Bellariva. Marco Ceccantini, presidente Uisp Firenze, sottolinea come anche tennis e nuoto abbiano costi importanti e ricorda che molte società sportive sono state costrette a chiudere o fondersi. Il nodo, dunque, resta quello della sostenibilità economica dello sport di base, tanto per le famiglie quanto per le associazioni.
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