“Troppi esseri umani sono imprigionati oggi in una realtà che per loro appare senza vie di uscita, ma è il momento di aprirsi al seme della speranza”. È il messaggio lanciato dall’arcivescovo di Firenze, monsignor Gherardo Gambelli, durante l’omelia pronunciata questa mattina nella Basilica di San Lorenzo, in occasione della Solennità del vice patrono di Firenze.
Partendo dalle letture del Vangelo secondo Giovanni, Gambelli ha richiamato l’attenzione sulle condizioni di fragilità e marginalità presenti anche nella realtà fiorentina. “Chi è lasciato ai margini, chi ha perso il lavoro, chi, pur a fronte della fatica e del sacrificio, non ha la possibilità di garantire ai propri figli un’istruzione universitaria, chi vive il dramma della solitudine, chi non ha casa”, ha detto l’arcivescovo, sottolineando come siano “tanti, troppi” coloro che vengono ignorati da relazioni sociali ed economiche capaci di generare ricchezza, ma spesso accompagnate “dall’iniquità di un lavoro privato della sua dignità”.
È in questa “povertà umana” che, secondo Gambelli, può trovare spazio il “seme di libertà” rappresentato dalla Parola incarnata e dalla speranza. “In un tempo che anche qui, a Firenze, per troppi esseri umani è come imprigionato in un oggi senza vie di uscita, la speranza si rende presente”, ha affermato.
L’arcivescovo ha quindi paragonato la speranza a un seme: “Chi lo offre come chi lo riceve sa che ci può essere un domani migliore, quello in cui il grano biondeggia nei campi e viene il momento di festeggiare insieme”, come accade nella celebrazione di San Lorenzo.
Da qui l’appello finale: “Questa deve essere la priorità per tutti, sulla quale operare in armonia, prendendo la realtà come elemento di partenza per il discernimento, superando potenziali contrapposizioni per perseguire il bene superiore, quello dell’aiuto ai più fragili”.
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