Con estati sempre più calde e notti tropicali, il condizionatore sta diventando quasi indispensabile anche per chi in passato ne avrebbe fatto volentieri a meno. Ma a Firenze, soprattutto nei condomini, installare un impianto può trasformarsi in una battaglia tra vicini. Motori esterni, rumori, sgocciolamenti, calore e soprattutto tutela del decoro delle facciate sono alla base di contestazioni, diffide e richieste di intervento agli amministratori.
Avvocati e amministratori raccontano di un fenomeno sempre più frequente. «È un tema ricorrente, perché l’aspetto del decoro nei palazzi è sentito in tutta la città», spiega l’avvocato Edoardo Serni, vicepresidente dell’Associazione sindacale piccoli proprietari immobiliari di Firenze. Le contestazioni possono riguardare anche gli impianti monoblocco senza motore esterno, che necessitano comunque di aperture sulla facciata. In alcuni casi le controversie finiscono in mediazione o arrivano davanti alla giustizia.
Sul tema si è espressa anche la Cassazione, ribadendo la possibilità di installare il motore sulla parete esterna anche quando questa rappresenta una parte comune dell’edificio. Devono però essere rispettate alcune condizioni: non alterare il decoro architettonico, non compromettere sicurezza e stabilità dell’immobile e non impedire agli altri condomini un pari utilizzo degli spazi comuni. Proprio il concetto di decoro, sottolinea l’avvocato Nicola Rumine, è spesso il punto da cui nasce la disputa.
Secondo Silvia Burchielli, dirigente Anaci Firenze, ogni anno aumentano le richieste legate ai condizionatori e i contrasti riguardano soprattutto installazioni considerate irregolari. Il confronto può andare avanti per mesi, tra soluzioni tecniche alternative e modelli differenti per cercare un compromesso.
L’assemblea condominiale, tuttavia, non può decidere a maggioranza di cancellare diritti riconosciuti al singolo proprietario. Come sottolinea l’avvocato Renato Ciampelli, la tutela del decoro deve essere bilanciata con le nuove esigenze abitative e con i diritti dei proprietari, fermo restando il rispetto delle norme comunali e delle altre disposizioni applicabili. Lo scrive Repubblica.
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