Gli arrivi di Atta e Oulaï hanno aumentato la concorrenza, ma il classe 2004 possiede caratteristiche difficili da ritrovare negli altri centrocampisti viola. La prova di venerdì contro il Benevento offre una prima indicazione sulle idee di Grosso

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Il mercato della Fiorentina ha ampliato la scelta a disposizione di Fabio Grosso, soprattutto a centrocampo. L’arrivo di giocatori come Arthur Atta e Christ Oulaï, unito alla centralità tecnica di Nicolò Fagioli, sembrava destinato a restringere gli spazi per Cher Ndour. La prima partita ufficiale della stagione, invece, ha indicato uno scenario differente.

Contro il Benevento, il centrocampista classe 2004 non ha avuto il compito di organizzare la manovra né di accentrare il gioco su di sé. Grosso gli ha chiesto soprattutto di rendere più sostenibile la struttura della squadra: coprire le avanzate dei compagni, accompagnare l’azione e intervenire nelle zone lasciate libere. Una funzione poco appariscente, ma fondamentale in un centrocampo nel quale sono aumentati i giocatori portati a cercare il pallone e a incidere nella fase offensiva.

La convivenza con Fagioli

Venerdì sera la Fiorentina si è affidata a Fagioli come riferimento centrale della linea a tre. L’ex Juventus si è abbassato per ricevere dai difensori e orientare la costruzione, mentre Ndour ha lavorato qualche metro più avanti e con una maggiore libertà di movimento.

La convivenza tra i due può diventare una soluzione interessante anche in campionato. Fagioli ha bisogno di compagni capaci di assorbire una parte del lavoro senza palla e di proteggerlo quando la Fiorentina perde il possesso. Ndour, per struttura fisica e capacità di corsa, può assolvere proprio questa funzione.

La sua presenza consente inoltre alla squadra di non rinunciare ai centimetri nei duelli aerei e nelle situazioni da palla inattiva. Un aspetto che acquista importanza considerando il profilo degli altri centrocampisti presenti in rosa.

Non solo fisicità: i numeri con il Benevento

Non si tratta soltanto di aggiungere forza fisica. Contro il Benevento Ndour ha dimostrato di poter partecipare alla circolazione senza rallentarla: ha sbagliato appena due dei 41 passaggi tentati e ha gestito con ordine anche le ricezioni sotto pressione. Una pulizia tecnica che gli permette di essere utile senza dover necessariamente monopolizzare il pallone.

La posizione di partenza da mezzala non ha limitato il suo raggio d’azione. Quando il Benevento provava a sviluppare il gioco sugli esterni, Ndour si spostava verso la fascia per sostenere João Mário e, successivamente, Dodô. In questo modo la Fiorentina riusciva a difendere con maggiore densità, evitando di lasciare il proprio terzino in inferiorità numerica.

Grosso ha evidenziato nel dopogara il lavoro compiuto dalle mezzali, sottolineando la disponibilità di Ndour e Brescianini nell’aiutare i compagni sulle corsie. Parole che lasciano intuire quali siano le richieste dell’allenatore per quel ruolo: corsa, attenzione alle distanze e capacità di adattarsi allo sviluppo dell’azione.

Il “correttore” tattico di Grosso

Ndour può quindi diventare una sorta di correttore tattico. Un giocatore chiamato a muoversi in funzione dei compagni, coprendo le zone che la squadra rischia di lasciare scoperte. Una caratteristica particolarmente preziosa quando in campo vengono schierati contemporaneamente più elementi offensivi.

La rete del 4-0 è arrivata proprio grazie alla sua capacità di accompagnare l’azione fino agli ultimi metri. Ndour si è presentato dentro l’area, ha evitato Caldirola spostando il pallone sul sinistro e ha superato Vannucchi con una conclusione angolata.

Più della finalizzazione con il piede meno utilizzato, colpisce il modo in cui il centrocampista è riuscito a farsi trovare nella zona decisiva. Non è stata l’unica volta: già nel primo tempo aveva impegnato il portiere avversario con un altro inserimento.

Atta, Oulaï, Fagioli e Ndour: quattro profili diversi

La possibilità di aggiungere qualche gol rappresenterebbe un ulteriore passo in avanti, ma non sarà necessariamente questo il criterio principale con cui valutare la sua stagione. Ndour dovrà dimostrare soprattutto di poter garantire continuità, mantenendo ordine e intensità anche contro avversari capaci di sottoporre la Fiorentina a una pressione superiore.

Atta, Oulaï, Fagioli e Ndour non sono quattro alternative identiche per gli stessi posti. Atta può avvicinarsi alla trequarti e attaccare gli ultimi metri. Oulaï offre accelerazioni e capacità di superare la pressione in conduzione. Fagioli rimane il giocatore più adatto a governare il possesso. Ndour, invece, può dare alla squadra ciò che rischierebbe altrimenti di mancare: copertura, fisicità e presenza nelle due aree.

Per questo l’aumento della concorrenza non determina necessariamente una sua bocciatura. Al contrario, la varietà delle opzioni potrebbe valorizzarne la specificità. Grosso potrà scegliere il centrocampo in base alle caratteristiche dell’avversario, e Ndour possiede qualità che possono risultare indispensabili in molte partite.

La Roma sarà il primo vero esame

Il prossimo confronto con la Roma offrirà indicazioni più attendibili. Rispetto al Benevento, il centrocampista avrà meno tempo per controllare e decidere, dovrà gestire duelli più impegnativi e sarà chiamato a leggere con maggiore rapidità le transizioni.

La gara di venerdì non basta per stabilire nuove gerarchie, ma ha modificato il punto di partenza. Ndour non appare più come un giovane destinato a entrare soltanto nelle rotazioni. Nel centrocampo immaginato da Grosso può diventare il giocatore che permette agli altri di esprimersi meglio. E proprio questa utilità, meno evidente di un gol, potrebbe avvicinarlo alla formazione titolare.

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