Il sistema visto con il Benevento è una soluzione d’attesa, in attesa degli esterni per il 4-3-3

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Per capire la Fiorentina che scenderà in campo all’Olimpico bisogna separare due piani: quello che Grosso sta utilizzando oggi e quello che, probabilmente, immagina per la sua squadra quando la rosa sarà completa.

Contro il Benevento il 4-3-2-1 ha funzionato. Kean davanti, due giocatori di qualità alle sue spalle, un centrocampo in grado di accompagnare e tanti uomini vicini al pallone nella metà campo avversaria. Una scelta logica per una squadra ancora in costruzione e con un reparto offensivo che, al netto di Gudmundsson, Atta e Mastantuono, non dispone ancora di esterni puri e pronti a occupare stabilmente l’ampiezza.

Ma chiamarlo già il modulo della nuova Fiorentina sarebbe frettoloso.

Il 4-3-3 resta l’idea di fondo di Grosso. Non per una questione estetica, ma perché permette di distribuire meglio il campo: un esterno tiene larga la difesa, l’altro attacca l’uno contro uno o il secondo palo, il centravanti riceve più spazio fra i due centrali. È anche il motivo per cui la ricerca di un’ala, con Poku in cima alle preferenze, non è un semplice completamento del mercato. È una richiesta funzionale a un sistema.

Il 4-3-2-1 è invece un ponte. Riduce il bisogno immediato di avere esterni da fascia, concentra i giocatori più tecnici tra le linee e consente alla Fiorentina di attaccare con molti uomini nella zona centrale. Può valorizzare la capacità di Atta di portare palla, il movimento interno di Gudmundsson e la qualità di Mastantuono quando entrerà a pieno regime.

Ha però un prezzo. Senza ali vere, l’ampiezza ricade quasi interamente sui terzini. E contro una Roma che porta Wesley e Molina molto in alto, questa responsabilità diventa doppia: i laterali viola dovranno spingere per non rendere la squadra prevedibile, ma anche difendere metri di campo enormi quando il possesso cambia padrone.

Il primo campionato di Grosso comincia quindi dentro una soluzione provvisoria. Non è un limite, se la squadra sa interpretarla; può anzi essere la maniera più prudente per dare tempo ai nuovi arrivati e non forzare subito identità che richiedono automatismi. Ma è una soluzione da maneggiare con precisione.

Roma-Fiorentina dirà fino a che punto il 4-3-2-1 può essere competitivo contro un avversario di alto livello. Le settimane successive chiariranno invece se rappresenterà un’abitudine o soltanto l’attesa di un’ala capace di allargare il campo e restituire a Grosso il suo 4-3-3.

Il mercato, in questo senso, non è separato dal campo. Deciderà anche la forma della Fiorentina.

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