L'esperto dell'Ateneo fiorentino analizza le cause dei crolli sulla testata La Nazione: «Oltre la percezione social, servono monitoraggio e cure, non abbattimenti sconsiderati».

In un'intervista rilasciata alle pagine del quotidiano La Nazione, Francesco Ferrini, docente di arboricoltura urbana presso l'Università di Firenze, fa il punto sul fenomeno dei crolli degli alberi a seguito degli eventi atmosferici estremi. Secondo l'esperto, il cedimento di un ramo o di un tronco non indica necessariamente una patologia pregressa della pianta né una cattiva gestione del verde pubblico: a fare la differenza sono soprattutto la violenza improvvisa di temporali e downburst, capaci di superare la resistenza meccanica di esemplari in perfetta salute, combinata con l'anzianità di alberature piantate molti decenni fa e spesso danneggiate da errate pratiche del passato, come le capitozzature.

Rispondendo ai dubbi sull'aumento esponenziale delle cadute, il docente chiarisce su La Nazione che non esistono serie storiche per confermare un reale incremento statistico dei cedimenti, quanto piuttosto una profonda trasformazione dell'impatto mediatico e del contesto urbano. Oggi la diffusione istantanea di foto e video sui social moltiplica la percezione del pericolo, mentre la progressiva saturazione degli spazi cittadini con veicoli, dehors e infrastrutture aumenta notevolmente la probabilità che la caduta di un ramo colpisca un bersaglio concreto.

Ferrini mette infine in guardia dalle scorciatoie drastiche come gli abbattimenti preventivi di massa, un approccio che priverebbe le città di fondamentali benefici ambientali quali il contrasto all'isola di calore e la riduzione dell'inquinamento. Poiché il verde urbano è composto da organismi viventi e non da strutture ingegneristiche a rischio zero, la strada maestra resta la prevenzione ragionata: progettazione accurata, monitoraggio costante e sostituzione mirata solo per gli esemplari arrivati a fine ciclo o realmente compromessi.

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