Prima i lavori nelle zone periferiche. Il nodo più complesso sarà il tunnel delle Cure

Evitare che la fase finale dei cantieri della tramvia Libertà-Bagno a Ripoli si sovrapponga ai lavori più impattanti della futura Libertà-Rovezzano. È questo l'obiettivo di Palazzo Vecchio per scongiurare pesanti ripercussioni sulla viabilità fiorentina. I primi interventi della linea 3.2.2 potrebbero comunque partire in autunno dalle zone più periferiche, come il capolinea del Gignoro e l'area di viale Don Minzoni, anche se l'avvio a fine settembre non è ancora confermato.

Dopo l'approvazione del progetto definitivo nel 2025, Tram Spa sta lavorando alla progettazione esecutiva, ultimo passaggio tecnico prima dell'apertura dei cantieri. La nuova linea avrà un tratto di oltre 1,2 chilometri senza catenaria lungo viale dei Mille, tra piazza delle Cure e largo Gennarelli, e terminerà con un grande hub intermodale a Rovezzano, destinato allo scambio tra auto, treno e tram.

Il passaggio tecnicamente più delicato sarà quello delle Cure, dove verrà realizzato il tunnel sotterraneo che permetterà al tram di attraversare il nodo. Le prime operazioni riguarderanno lo spostamento dei sottoservizi in viale Don Minzoni. Il tram inizierà la discesa all'altezza di via Masaccio, mentre in superficie le attuali quattro corsie per le auto nella parte finale di viale Don Minzoni saranno ridotte a due.

La linea sarà lunga 6,1 chilometri e avrà 15 fermate. Sono previsti otto macrocantieri, distribuiti tra viale Don Minzoni, viale dei Mille, Campo di Marte, Coverciano, Gignoro e Rovezzano. I lavori procederanno “a macchia di leopardo” per limitare l'impatto sul traffico. Secondo il cronoprogramma serviranno quasi tre anni: l'entrata in servizio, collaudi compresi, è prevista per luglio 2029.

Resta aperto il tema degli alberi. Il consigliere di Sinistra Progetto Comune Dmitri Palagi ha evidenziato come il progetto definitivo preveda 428 abbattimenti su 1.526 alberature censite, un aspetto che preoccupa diversi residenti dell'area di Campo di Marte. Lo scrive la Nazione. 

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