Nel naufragio della Fiorentina all’Olimpico c’è stato almeno un giocatore che ha provato a cambiare il corso della serata. Quel giocatore è Franco Mastantuono, arrivato a Firenze appena diciannove giorni prima della sfida contro la Roma e subito schierato dal primo minuto da Fabio Grosso.
Una scelta importante, quasi inevitabile considerando le decisioni prese dall’allenatore viola. La Fiorentina ha infatti iniziato la partita senza Moise Kean, con Mateo Pellegrino nel ruolo di centravanti. Ma se l’ex attaccante del Parma ha sostituito il numero nove al centro dell’attacco, le attenzioni si sono concentrate soprattutto sull’altro argentino presente nel reparto offensivo.
A soli diciannove anni, Mastantuono si è ritrovato titolare in uno stadio come l’Olimpico, contro una squadra esperta, fisica e già molto più avanti nella propria costruzione. Lo ha fatto con una condizione atletica inevitabilmente ancora lontana da quella migliore. Dopo meno di tre settimane trascorse a Firenze, infatti, sarebbe stato difficile aspettarsi un giocatore già brillante, continuo e perfettamente inserito nei meccanismi della squadra.
Nonostante questo, Mastantuono ci ha provato.
L’inizio è stato prudente. Il talento argentino è partito largo sulla destra, la zona del campo che preferisce perché gli permette di rientrare verso il centro e utilizzare il sinistro. Per sviluppare questo tipo di gioco servono però rapidità, forza nelle gambe, lucidità e soprattutto una condizione fisica adeguata. Tutte qualità che, in questo momento della stagione, Mastantuono possiede soltanto in parte.
Nei primi minuti è rimasto un po’ ai margini della manovra. La Fiorentina faceva fatica a costruire, il pallone arrivava raramente nella zona offensiva e la Roma riusciva a controllare la partita senza particolari difficoltà. Con il passare del tempo, però, i compagni hanno cominciato a cercarlo con maggiore frequenza. E quando il pallone non arrivava, era lo stesso Mastantuono ad abbassarsi per andarlo a prendere.
Una dimostrazione di personalità, anche se accompagnata da qualche errore. Alcuni passaggi sono stati imprecisi, alcune scelte potevano essere diverse e in determinate situazioni l’argentino ha trattenuto il pallone qualche secondo di troppo. Ma erano gli errori di un ragazzo che cercava di assumersi una responsabilità, non quelli di un giocatore nascosto dentro una partita complicata.
In almeno un paio di occasioni Mastantuono ha fatto vedere le qualità che hanno spinto il Real Madrid a investire una cifra molto importante per acquistarlo dal River Plate. Il controllo ravvicinato, il cambio di velocità, la capacità di superare l’avversario e soprattutto la volontà di giocare in verticale.
Due volte ha provato a trovare Pellegrino in profondità. Nel primo caso il passaggio è risultato leggermente lungo; nel secondo, invece, il centravanti non ha letto in tempo l’intenzione del compagno. Due azioni non andate a buon fine, ma comunque significative. In una Fiorentina praticamente inesistente sul piano offensivo, quelle iniziative avrebbero potuto creare altrettante occasioni davanti alla porta della Roma.
Il segnale più interessante, quindi, non riguarda soltanto il talento tecnico di Mastantuono. Quel talento è conosciuto da tempo ed è stato ammirato prima in Argentina e poi dal Real Madrid. La notizia positiva è stata soprattutto la sua voglia di entrare immediatamente dentro la nuova squadra.
La Fiorentina è ancora in costruzione e all’Olimpico è sembrata perfino stravolta da alcune scelte tecniche e tattiche. In un contesto così difficile, Mastantuono ha comunque cercato il pallone e la giocata. Ha dimostrato di sapere che, nonostante la giovane età, dovrà assumersi responsabilità importanti. Lo impongono il ruolo, la fama che lo accompagna e anche l’accoglienza ricevuta dai tifosi viola.
Non ha realizzato niente di eclatante, sia chiaro. Non è stata una prestazione da ricordare attraverso un gol o un assist. Ma nei primi quarantacinque minuti è stato probabilmente l’unico giocatore della Fiorentina a tentare qualcosa di diverso.
La squadra di Grosso è apparsa lenta, passiva e incapace di reagire alla superiorità giallorossa. Il ritmo della Roma ha messo in grande difficoltà il centrocampo e la difesa viola. Malen e i suoi compagni hanno trovato spazi e soluzioni senza nemmeno avere bisogno di forzare particolarmente la giocata. La Fiorentina sembrava aver disteso un tappeto rosso davanti agli avversari, già abbastanza forti da non aver bisogno di ulteriori facilitazioni.
Dentro questo torpore, Mastantuono ha provato almeno a scuotere la squadra. È stato coinvolto, suo malgrado, anche nell’azione che ha portato al vantaggio della Roma, ma non ha smesso di proporsi. Ha continuato a cercare spazio sulla destra, provando ad accentrarsi e ad avvicinarsi alla porta avversaria.
Lo stesso atteggiamento si è visto all’inizio del secondo tempo. Mentre la partita cominciava a indirizzarsi definitivamente verso la Roma, l’unico vero acuto della Fiorentina ha portato ancora la firma di Mastantuono.
L’argentino è partito dalla fascia destra, ha accelerato con il pallone incollato al sinistro e ha costretto Koné a fermarlo con un fallo a pochi passi dall’area di rigore difesa da Svilar. Un intervento che è costato l’ammonizione al giocatore della Roma e che ha confermato una sensazione: quando Mastantuono riesce ad aumentare il ritmo e ad attaccare direttamente l’avversario, può diventare pericoloso.
È stato però soltanto un lampo. Poco dopo, Malen ha colpito ancora, trasformando la sua doppietta in una tripletta e chiudendo definitivamente la partita. Intorno all’ora di gioco è arrivato il cambio, ormai inevitabile. La spia della riserva di Mastantuono era accesa da tempo: fuori l’argentino, dentro Moise Kean, con la Fiorentina già sotto di tre reti.
Un cambio che ha raccontato anche le contraddizioni della serata viola. Kean, il centravanti più importante della rosa, è entrato soltanto quando la partita era ormai compromessa. Mastantuono, arrivato da meno di tre settimane e ancora lontano dalla forma migliore, è stato invece chiamato subito a prendersi sulle spalle una parte consistente del peso offensivo.
Pretendere di più, nelle condizioni attuali, sarebbe probabilmente ingeneroso. Mastantuono deve crescere sul piano fisico, conoscere meglio i compagni e comprendere i tempi del calcio italiano. Deve migliorare nella precisione e imparare quando cercare la giocata individuale e quando, invece, liberarsi prima del pallone.
Ma nella pessima notte dell’Olimpico qualcosa ha fatto intravedere. Non abbastanza per salvare la Fiorentina dalla pesante sconfitta, ma abbastanza per lasciare una traccia e alimentare una speranza.
Quando la condizione atletica crescerà e la squadra riuscirà a offrirgli un contesto più organizzato, Mastantuono potrà diventare un giocatore decisivo. Contro la Roma non ha illuminato davvero la Fiorentina, ma è stato l’unico a provare ad accendere la luce. E dentro una serata tanto buia, non è un dettaglio.
Una scelta importante, quasi inevitabile considerando le decisioni prese dall’allenatore viola. La Fiorentina ha infatti iniziato la partita senza Moise Kean, con Mateo Pellegrino nel ruolo di centravanti. Ma se l’ex attaccante del Parma ha sostituito il numero nove al centro dell’attacco, le attenzioni si sono concentrate soprattutto sull’altro argentino presente nel reparto offensivo.
A soli diciannove anni, Mastantuono si è ritrovato titolare in uno stadio come l’Olimpico, contro una squadra esperta, fisica e già molto più avanti nella propria costruzione. Lo ha fatto con una condizione atletica inevitabilmente ancora lontana da quella migliore. Dopo meno di tre settimane trascorse a Firenze, infatti, sarebbe stato difficile aspettarsi un giocatore già brillante, continuo e perfettamente inserito nei meccanismi della squadra.
Nonostante questo, Mastantuono ci ha provato.
L’inizio è stato prudente. Il talento argentino è partito largo sulla destra, la zona del campo che preferisce perché gli permette di rientrare verso il centro e utilizzare il sinistro. Per sviluppare questo tipo di gioco servono però rapidità, forza nelle gambe, lucidità e soprattutto una condizione fisica adeguata. Tutte qualità che, in questo momento della stagione, Mastantuono possiede soltanto in parte.
Nei primi minuti è rimasto un po’ ai margini della manovra. La Fiorentina faceva fatica a costruire, il pallone arrivava raramente nella zona offensiva e la Roma riusciva a controllare la partita senza particolari difficoltà. Con il passare del tempo, però, i compagni hanno cominciato a cercarlo con maggiore frequenza. E quando il pallone non arrivava, era lo stesso Mastantuono ad abbassarsi per andarlo a prendere.
Una dimostrazione di personalità, anche se accompagnata da qualche errore. Alcuni passaggi sono stati imprecisi, alcune scelte potevano essere diverse e in determinate situazioni l’argentino ha trattenuto il pallone qualche secondo di troppo. Ma erano gli errori di un ragazzo che cercava di assumersi una responsabilità, non quelli di un giocatore nascosto dentro una partita complicata.
In almeno un paio di occasioni Mastantuono ha fatto vedere le qualità che hanno spinto il Real Madrid a investire una cifra molto importante per acquistarlo dal River Plate. Il controllo ravvicinato, il cambio di velocità, la capacità di superare l’avversario e soprattutto la volontà di giocare in verticale.
Due volte ha provato a trovare Pellegrino in profondità. Nel primo caso il passaggio è risultato leggermente lungo; nel secondo, invece, il centravanti non ha letto in tempo l’intenzione del compagno. Due azioni non andate a buon fine, ma comunque significative. In una Fiorentina praticamente inesistente sul piano offensivo, quelle iniziative avrebbero potuto creare altrettante occasioni davanti alla porta della Roma.
Il segnale più interessante, quindi, non riguarda soltanto il talento tecnico di Mastantuono. Quel talento è conosciuto da tempo ed è stato ammirato prima in Argentina e poi dal Real Madrid. La notizia positiva è stata soprattutto la sua voglia di entrare immediatamente dentro la nuova squadra.
La Fiorentina è ancora in costruzione e all’Olimpico è sembrata perfino stravolta da alcune scelte tecniche e tattiche. In un contesto così difficile, Mastantuono ha comunque cercato il pallone e la giocata. Ha dimostrato di sapere che, nonostante la giovane età, dovrà assumersi responsabilità importanti. Lo impongono il ruolo, la fama che lo accompagna e anche l’accoglienza ricevuta dai tifosi viola.
Non ha realizzato niente di eclatante, sia chiaro. Non è stata una prestazione da ricordare attraverso un gol o un assist. Ma nei primi quarantacinque minuti è stato probabilmente l’unico giocatore della Fiorentina a tentare qualcosa di diverso.
La squadra di Grosso è apparsa lenta, passiva e incapace di reagire alla superiorità giallorossa. Il ritmo della Roma ha messo in grande difficoltà il centrocampo e la difesa viola. Malen e i suoi compagni hanno trovato spazi e soluzioni senza nemmeno avere bisogno di forzare particolarmente la giocata. La Fiorentina sembrava aver disteso un tappeto rosso davanti agli avversari, già abbastanza forti da non aver bisogno di ulteriori facilitazioni.
Dentro questo torpore, Mastantuono ha provato almeno a scuotere la squadra. È stato coinvolto, suo malgrado, anche nell’azione che ha portato al vantaggio della Roma, ma non ha smesso di proporsi. Ha continuato a cercare spazio sulla destra, provando ad accentrarsi e ad avvicinarsi alla porta avversaria.
Lo stesso atteggiamento si è visto all’inizio del secondo tempo. Mentre la partita cominciava a indirizzarsi definitivamente verso la Roma, l’unico vero acuto della Fiorentina ha portato ancora la firma di Mastantuono.
L’argentino è partito dalla fascia destra, ha accelerato con il pallone incollato al sinistro e ha costretto Koné a fermarlo con un fallo a pochi passi dall’area di rigore difesa da Svilar. Un intervento che è costato l’ammonizione al giocatore della Roma e che ha confermato una sensazione: quando Mastantuono riesce ad aumentare il ritmo e ad attaccare direttamente l’avversario, può diventare pericoloso.
È stato però soltanto un lampo. Poco dopo, Malen ha colpito ancora, trasformando la sua doppietta in una tripletta e chiudendo definitivamente la partita. Intorno all’ora di gioco è arrivato il cambio, ormai inevitabile. La spia della riserva di Mastantuono era accesa da tempo: fuori l’argentino, dentro Moise Kean, con la Fiorentina già sotto di tre reti.
Un cambio che ha raccontato anche le contraddizioni della serata viola. Kean, il centravanti più importante della rosa, è entrato soltanto quando la partita era ormai compromessa. Mastantuono, arrivato da meno di tre settimane e ancora lontano dalla forma migliore, è stato invece chiamato subito a prendersi sulle spalle una parte consistente del peso offensivo.
Pretendere di più, nelle condizioni attuali, sarebbe probabilmente ingeneroso. Mastantuono deve crescere sul piano fisico, conoscere meglio i compagni e comprendere i tempi del calcio italiano. Deve migliorare nella precisione e imparare quando cercare la giocata individuale e quando, invece, liberarsi prima del pallone.
Ma nella pessima notte dell’Olimpico qualcosa ha fatto intravedere. Non abbastanza per salvare la Fiorentina dalla pesante sconfitta, ma abbastanza per lasciare una traccia e alimentare una speranza.
Quando la condizione atletica crescerà e la squadra riuscirà a offrirgli un contesto più organizzato, Mastantuono potrà diventare un giocatore decisivo. Contro la Roma non ha illuminato davvero la Fiorentina, ma è stato l’unico a provare ad accendere la luce. E dentro una serata tanto buia, non è un dettaglio.
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