Da possibile partente a direttore d’orchestra intoccabile. La parabola estiva di Nicolò Fagioli alla Fiorentina ha tutte le contorni di una vera e propria rinascita sportiva.
Soltanto un mese fa, il clima attorno al classe 2001 era gelido. Il feeling mai sbocciato con Fabio Grosso, le amichevoli vissute da comparsa e la sensazione di essere scivolato indietro nelle gerarchie avevano spinto il centrocampista a valutare seriamente l'addio. Poi la svolta: il ritorno di Paolo Vanoli sulla panchina viola ha completamente ribaltato gli scenari.
Inserito al centro del nuovo 4-2-3-1 al fianco di Cher Ndour, Fagioli si è ripreso il comando delle operazioni con prestazioni di altissimo livello. A Venezia ha incantato la Laguna con giocate illuminate, guadagnandosi persino le lodi pubbliche di Mastantuono. Pochi giorni dopo, nel match del Franchi contro il Napoli di Allegri, ha confermato una maturità ormai completa, abbinando alla consueta qualità una ritrovata cattiveria nella fase difensiva.
I frutti di questa metamorfosi non si sono fatti attendere: il CT Roberto Mancini lo ha inserito nella lista dei convocati dell'Italia per le prossime sfide di Nations League, riannodando un filo con la maglia azzurra che si era interrotto oltre due anni fa. Tra la regia della Fiorentina e il palcoscenico della Nazionale, Fagioli si è rimesso al centro del villaggio. La sua rinascita è finalmente compiuta.
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