Oggi racconto una storia che ha dell’incredibile!!! Ci fu un tempo in cui “Fiorentini e Pisani” furono amici” “E’ mai possibile?” - direte Voi - Certo! Leggete ciò che accadde: siamo nel XII secolo, era l’epoca delle crociate contro i Saraceni – L’eco delle prima non si era ancora spento quando tra fiorentini e pisani nacque l’idea di una alleanza “amichevole” per poter effettuare una crociata. Non nella Terra Santa troppo lontana da raggiungere bensì alle Baleari più a portata di mano, dove stanziavano i Saraceni.
Nonostante le loro scorribande nel Mediterraneo avessero spogliato le nostre chiese di arredi preziosi, di ori, oggetti di culto ecc., ben si sapeva che il bottino raccolto conteneva anche oggetti meno sacri ma non per questo meno pregiati.
Quindi, le città della Toscana dettero il loro benestare a questa impresa ad eccezione di Lucca, presto però “convinta” da Firenze, capo spirituale della spedizione. I Pisani equipaggiarono 300 galee con l’aiuto della Corsica, (assi e pece), dell’Isola ‘Elba (ferro), dell’antica Luni (legno) ed infine del Mugello (tronchi d’albero).
Nel 1114 tutto fu pronto per salpare dalla spiaggia di Vada con la benedizione del Papa e consegna a Pietro Moriconi, vescovo di Pisa (aggregato alla spedizione) di una croce d’oro da piantare in terra balearica. Il silenzio, tornò a regnare nel porto dopo che l’ultima imbarcazione sparì all’orizzonte. Ma durò poco quando apparvero in direzione di Pisa certi manipoli poco raccomandabili che non promettevano niente di buono verso la popolazione composta solo da donne, anziani e bambini rimasti ad attendere il rientro dei “Crociati”. Fu allora che i Fiorentini si sentirono in dovere di correre in aiuto della spaurita popolazione pisana. Si accamparono pertanto “ad oste” a due miglia da Pisa, vigilando con la massima attenzione, tanto che fu stilato anche un bando, al fine di salvaguardare l’onore delle donne, in cui si vietava a chicchessia l’entrata in città. Ma nonostante tale ammonimento, un disertore fiorentino riuscì di notte ad entrare in città, forse, chissà innamorato di un bella pisana, fatto sta che a nulla valse l’atteggiamento indulgente dei pisani, il traditore doveva morire, anche per dare il buon esempio a chi aveva intenzione di sgarrare. Così si procedette all’impiccagione.
In virtù di questa attenzione e della fedeltà dimostrata, I pisani, di ritorno in Patria, vittoriosi, esattamente un anno dopo la loro partenza, regalarono ai fiorentini due colonne prese ai Saraceni di Maiorca,
Va detto che a seguito dell’arte magica in cui i Saraceni erano esperti, le colonne possedevano un incantesimo noto in tutto l’Oriente e cioè chi aveva subito un furto o era stato ferito, o tradito, se si fosse posto dietro di esse, avrebbe visto riflessa l’immagine del colpevole. Per la verità, non si sa se i fiorentini fossero a conoscenza di tale potere, tuttavia i pisani per stare più tranquilli, vuoi per un ripensamento o vuoi per gelosia, le fecero “affocare” come si usava a quei tempi, cioè furono passate attraverso il fuoco per liberarle dalla magia, perché “amici sì” ma anche l’amicizia ha un limite, come scrisse lo storico Villani. Le due colonne di porfido rosso vennero collocate a fianco dell’antico tempio di Marte per ricomparire poi al lato della più tarda porta del Paradiso.
Comunque, anche se in ritardo i fiorentini giunsero alla conclusione che le colonne erano state affumicate a bella posta dai pisani da qui il famoso detto “Fiorentini ciechi e Pisani traditori” che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, la rivalità culturale, storico, territoriale,(e calcistica), esistente sin dal Medioevo tra queste due città.
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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini con piccole annotazioni riprese dal Web
Nonostante le loro scorribande nel Mediterraneo avessero spogliato le nostre chiese di arredi preziosi, di ori, oggetti di culto ecc., ben si sapeva che il bottino raccolto conteneva anche oggetti meno sacri ma non per questo meno pregiati.
Quindi, le città della Toscana dettero il loro benestare a questa impresa ad eccezione di Lucca, presto però “convinta” da Firenze, capo spirituale della spedizione. I Pisani equipaggiarono 300 galee con l’aiuto della Corsica, (assi e pece), dell’Isola ‘Elba (ferro), dell’antica Luni (legno) ed infine del Mugello (tronchi d’albero).
Nel 1114 tutto fu pronto per salpare dalla spiaggia di Vada con la benedizione del Papa e consegna a Pietro Moriconi, vescovo di Pisa (aggregato alla spedizione) di una croce d’oro da piantare in terra balearica. Il silenzio, tornò a regnare nel porto dopo che l’ultima imbarcazione sparì all’orizzonte. Ma durò poco quando apparvero in direzione di Pisa certi manipoli poco raccomandabili che non promettevano niente di buono verso la popolazione composta solo da donne, anziani e bambini rimasti ad attendere il rientro dei “Crociati”. Fu allora che i Fiorentini si sentirono in dovere di correre in aiuto della spaurita popolazione pisana. Si accamparono pertanto “ad oste” a due miglia da Pisa, vigilando con la massima attenzione, tanto che fu stilato anche un bando, al fine di salvaguardare l’onore delle donne, in cui si vietava a chicchessia l’entrata in città. Ma nonostante tale ammonimento, un disertore fiorentino riuscì di notte ad entrare in città, forse, chissà innamorato di un bella pisana, fatto sta che a nulla valse l’atteggiamento indulgente dei pisani, il traditore doveva morire, anche per dare il buon esempio a chi aveva intenzione di sgarrare. Così si procedette all’impiccagione.
In virtù di questa attenzione e della fedeltà dimostrata, I pisani, di ritorno in Patria, vittoriosi, esattamente un anno dopo la loro partenza, regalarono ai fiorentini due colonne prese ai Saraceni di Maiorca,
Va detto che a seguito dell’arte magica in cui i Saraceni erano esperti, le colonne possedevano un incantesimo noto in tutto l’Oriente e cioè chi aveva subito un furto o era stato ferito, o tradito, se si fosse posto dietro di esse, avrebbe visto riflessa l’immagine del colpevole. Per la verità, non si sa se i fiorentini fossero a conoscenza di tale potere, tuttavia i pisani per stare più tranquilli, vuoi per un ripensamento o vuoi per gelosia, le fecero “affocare” come si usava a quei tempi, cioè furono passate attraverso il fuoco per liberarle dalla magia, perché “amici sì” ma anche l’amicizia ha un limite, come scrisse lo storico Villani. Le due colonne di porfido rosso vennero collocate a fianco dell’antico tempio di Marte per ricomparire poi al lato della più tarda porta del Paradiso.
Comunque, anche se in ritardo i fiorentini giunsero alla conclusione che le colonne erano state affumicate a bella posta dai pisani da qui il famoso detto “Fiorentini ciechi e Pisani traditori” che conferma, se mai ce ne fosse bisogno, la rivalità culturale, storico, territoriale,(e calcistica), esistente sin dal Medioevo tra queste due città.
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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini con piccole annotazioni riprese dal Web
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