I numeri raccontano la rivoluzione viola: rinunciare alla palla per azzannare le partite. Analisi di una squadra diventata spietata e verticale

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Tenere il pallone? Bello, bellissimo. Fa piacere agli esteti, riempie le statistiche, ma alla fine... serve davvero per vincere le partite? A Firenze la risposta sta arrivando forte e chiara, e la firma è quella di Paolo Vanoli. Dimenticate la ricerca ossessiva del palleggio. Dimenticate il giro palla ipnotico che finisce per addormentare prima chi lo fa e poi chi lo guarda. La nuova Fiorentina targata Vanoli ha capovolto completamente la lavagna tattica. I quattro punti conquistati contro Venezia e Napoli non sono solo un'iniezione di fiducia in classifica, ma sono la prova tangibile di un cambio d'identità profondo. Una Fiorentina più diretta, spietata, perfino disposta a regalare il possesso palla agli avversari pur di prendersi la cosa che conta davvero, cioè lo spazio. Parliamo di numeri, perché è nei numeri che si nasconde la vera rivoluzione. Con la gestione precedente, il possesso palla medio della Viola era del 46%. Con Vanoli è crollato sotto il 40%, più di sei punti percentuali lasciati per strada. Un passo indietro? Nemmeno per sogno, perché a fronte di meno palloni giocati la produzione offensiva è letteralmente esplosa. Siamo passati da 16 a 18 tiri a partita, ma soprattutto la Fiorentina adesso centra la porta, passando da 4 conclusioni e mezzo a ben sette tiri nello specchio di media. E l'attacco, che nelle prime tre uscite aveva collezionato un solo misero gol, nelle ultime due gare ne ha messi a segno ben cinque. Il manifesto di questo nuovo corso ha una data e un luogo ben precisi, ovvero la trasferta di Venezia. La Fiorentina lascia ai padroni di casa oltre il 62% di possesso e completa appena 281 passaggi contro gli oltre cinquecento del Venezia, quasi la metà. E il risultato finale? La Viola tira il doppio, 19 volte contro 10, va a bersaglio 10 volte nello specchio e torna a casa con quattro gol nel bagaglio. Una fotocopia quasi perfetta la si è vista anche contro il Napoli: palla agli azzurri per quasi il 58% del tempo, ma tiri in porta e pericolosità tutta di marca viola, con ben 32 palloni toccati nell'area avversaria contro i 24 della squadra di Allegri. Ma cos'è cambiato concretamente nella testa e nei piedi dei giocatori? Il paradosso del passato si riassume tutto nella gara col Frosinone: 60% di possesso, 25 tiri, ma appena 4 nello specchio e zero reti. Vanoli ha semplicemente abbattuto questo muro. Il possesso non è più il fine ultimo, ma solo uno strumento. Si palleggia se serve, altrimenti si va dritti per la direttissima. Recupero palla, verticalizzazione immediata e attacco feroce della profondità. Pochi tocchi per innescare la corsa e il talento di Njie e Mastantuono, messi finalmente nelle condizioni di puntare l'uomo nell'uno contro uno. Anche Fagioli, al centro del villaggio, ora gioca con la testa alta, guarda prima di tutto in avanti e velocizza la manovra. I dati sugli Expected Goals, i gol attesi, dicono tutto: la Fiorentina prima produceva 1,34 xG a partita, mentre con Vanoli è salita a 2,25, un incremento di quasi il 68%. Meno strada percorsa col pallone tra i piedi, ma molta più strada fatta verso la porta avversaria. La cura Vanoli funziona perché ha ridato senso alla semplicità: meno fumo e molto più arrosto. E a Firenze adesso si sono accorti che per fare male la palla non serve tenerla, basta saperla usare al momento giusto.
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