Nell'aula di tribunale le deposizioni degli imputati sul presunto racket nell'ex albergo occupato. Respinte anche le accuse sul caso dell'uomo precipitato dalla finestra


FIRENZE – Si è tenuta a Firenze una nuova udienza del processo sul presunto racket delle occupazioni all'interno dell'ex hotel Astor, la struttura da cui il 10 giugno 2023 è scomparsa la piccola Mia Kataleya Chicllo Alvarez (Kata). Durante l'esame in aula Abel Argenis Vasquez, zio materno della bambina, ha respinto con decisione le accuse di estorsione ai danni degli altri occupanti.

"Non ho mai minacciato per impossessarmi di una camera", ha dichiarato Vasquez davanti ai giudici. "Acquistai da un rumeno due stanze all'ex Astor: una per 400 o 500 euro, la numero 104 dove vivevo io, e una doppia al piano superiore per 2.000 euro, dove abitavano Kata con la madre e il fratellino".

Sulla stessa linea difensiva anche Carlos Palomino De La Colina, coimputato insieme allo zio di Kata, a Nicolas Eduardo Lenes Aucacusi e a Carlos Manuel Salinas Mena. Palomino De La Colina, difeso dall'avvocato Elisa Baldocci, ha negato di aver preteso somme fino a 700 euro per l'assegnazione dei posti letto: "Mai chiesto denaro per le stanze. L'ex Astor era occupato da peruviani e rumeni. Mi occupavo della comunità peruviana e raccoglievo solo piccole somme di 5, 10 o 20 euro per le spese comuni, come sostituire le lampadine, chiamare l'autospurgo o riparare l'impianto elettrico. Nell'edificio abitavano 70 famiglie e i continui consumi di tv e frigoriferi facevano andare in tilt la corrente".

I due imputati hanno inoltre fornito la loro versione dei fatti in merito all'episodio del 27 maggio 2023, quando un cittadino ecuadoriano si lanciò dalla finestra del secondo piano dell'ex albergo per sfuggire a un'aggressione. Entrambi hanno dichiarato di non essere mai entrati nella stanza dell'uomo.

Palomino De La Colina ha ricostruito quella serata spiegando che la decisione di intervenire nacque dai festeggiamenti rumorosi dell'uomo e della moglie: "Chiamai la polizia diverse volte quella notte. Poi dissi a Manuel che se intendeva rimanere nella struttura doveva comportarsi bene". Ha ammesso di essere andato a bussare alla porta della stanza insieme ad altri occupanti, ma ha negato la presenza di armi o bastoni: "Vidi qualcuno con i pali delle scope, ma non entrai. Poco dopo venni a sapere che si era lanciato dalla finestra".

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