Quando la giornata sta per finire e le ombre della sera fanno capolino per le strade e il gesto di stropicciarsi gli occhi per la stanchezza diviene quasi abituale, ai bambini si dice che “arrivano i Pisani”. Al vecchio proverbio ormai nessuno fa più caso, ma, un tempo, stava a significare che era ora di andare a dormire senza curarsi del proverbiale nemico, anche se lo stesso stazionava nelle vicinanze. Infatti i fiorentini, dopo aver sprangato porte e finestre, giacevano addormentati (o forse fingevano), senza dar loro alcuna importanza, come dire: “Ma chi vi vede!”
A Firenze però si usava anche un’altra espressione più gentile, anche questa scomparsa” E’ l’ora di passare da Via della Ninna” a quei bambini che non volevano andare a “nanna”. Via della Ninna, nome tuttora esistente, è una piccola strada che sbocca in P.zza della Signoria, tra gli Uffizi e Palazzo Vecchio; prima c’era una cappellina con l’effigie della Madonna con Gesù Bambino e subito l’immaginazione popolare fantasticò che Maria stava cantando la ninna nanna a Gesù.
Il tempo passava, la cappellina scomparve, anno dopo anno il progresso non si fermò e portò una innovazione proprio alla Torre di Arnolfo, eretta sulla precedente Torre della Vacca, per cui lo sdrucciolo di fronte si chiama ancora Via Vacchereccia. Quella bella Torre merlata e così alta si trovò ad avere un grande orologio, il più importante della città, che col suo grande occhio, sorvegliava tutta la piazza.
La realizzazione di questa opera è molto interessante. Dal fondaco di una cantina posta vicina a P.zza del Duomo, abilissimi ed eccezionali artigiani furono gli artefici della nascita di questo orologio. Quando si costruisce qualcosa d’importante, la gente, di solito, si reca a curiosare l’avanzamento dei lavori, lo stesso successe in quell’occasione. C’era sempre un via-vai, tanto che la strada dove si trovava il luogo di lavoro, fu chiamata” Via dell’Oriolo - Via dell’Orologio”.
Con l’orologio, che scandiva il tempo con precisione e sonoramente, non c’era più necessità di ascoltare “Terza e Nona”, di dantesca ricordanza, del Campanile di Badia. Insomma, questa innovazione portò a tutti grandi vantaggi sia nel lavoro maschile che femminile.
Per ritornare al nome delle vie, i fiorentini si sono sbizzarriti a individuarle in base alle loro necessità: per olio buono, ecco P.zza dell’Olio! Se il freddo gelava le case, abbiamo “Canto alla Paglia” dove si potevano trovare pini e legna di piccolo taglio, mentre per la legna più grande ci si recava in P.zza della Legna ora P.zza Mentana.
I nomi delle vie erano molto utili anche per chi veniva dalla campagna: il muratore per cercare mattoni, doveva recarsi in Borgo Tegolaio, oppure in Via della Mattonaia o in Via della Fornace. Se invece, si aveva bisogno di tingere delle stoffe, il “Corso” era l’ideale oppure Via dei Vagellari. E le massaie?? Ma, certamente anche loro avevano le vie dedicate, se si dovevano rifornire di tazze, piatti, ecc andavano in P.zza Piattellina, oppure in Vicolo dell’Oro o Via dell’Ariento, dove c’erano pure botteghe di argentieri. I maschi anche se non avevano passione per le armi, erano costretti, stante i tempi, a frequentare “il Lungarno degli Archibusieri “o “Lungarno Acciaiuoli. Per ultimo, nomino gli arazzieri che avevano bottega fuori porta tra Via S.Gallo e piazza S.Marco.
Spero che questa breve storia sull’origine di alcuni nomi delle vie fiorentine e modi di dire, possa essere stata utile, se non altro a rispolverare, forse, la memoria di coloro che questa storia, già, la conosce.
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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini
A Firenze però si usava anche un’altra espressione più gentile, anche questa scomparsa” E’ l’ora di passare da Via della Ninna” a quei bambini che non volevano andare a “nanna”. Via della Ninna, nome tuttora esistente, è una piccola strada che sbocca in P.zza della Signoria, tra gli Uffizi e Palazzo Vecchio; prima c’era una cappellina con l’effigie della Madonna con Gesù Bambino e subito l’immaginazione popolare fantasticò che Maria stava cantando la ninna nanna a Gesù.
Il tempo passava, la cappellina scomparve, anno dopo anno il progresso non si fermò e portò una innovazione proprio alla Torre di Arnolfo, eretta sulla precedente Torre della Vacca, per cui lo sdrucciolo di fronte si chiama ancora Via Vacchereccia. Quella bella Torre merlata e così alta si trovò ad avere un grande orologio, il più importante della città, che col suo grande occhio, sorvegliava tutta la piazza.
La realizzazione di questa opera è molto interessante. Dal fondaco di una cantina posta vicina a P.zza del Duomo, abilissimi ed eccezionali artigiani furono gli artefici della nascita di questo orologio. Quando si costruisce qualcosa d’importante, la gente, di solito, si reca a curiosare l’avanzamento dei lavori, lo stesso successe in quell’occasione. C’era sempre un via-vai, tanto che la strada dove si trovava il luogo di lavoro, fu chiamata” Via dell’Oriolo - Via dell’Orologio”.
Con l’orologio, che scandiva il tempo con precisione e sonoramente, non c’era più necessità di ascoltare “Terza e Nona”, di dantesca ricordanza, del Campanile di Badia. Insomma, questa innovazione portò a tutti grandi vantaggi sia nel lavoro maschile che femminile.
Per ritornare al nome delle vie, i fiorentini si sono sbizzarriti a individuarle in base alle loro necessità: per olio buono, ecco P.zza dell’Olio! Se il freddo gelava le case, abbiamo “Canto alla Paglia” dove si potevano trovare pini e legna di piccolo taglio, mentre per la legna più grande ci si recava in P.zza della Legna ora P.zza Mentana.
I nomi delle vie erano molto utili anche per chi veniva dalla campagna: il muratore per cercare mattoni, doveva recarsi in Borgo Tegolaio, oppure in Via della Mattonaia o in Via della Fornace. Se invece, si aveva bisogno di tingere delle stoffe, il “Corso” era l’ideale oppure Via dei Vagellari. E le massaie?? Ma, certamente anche loro avevano le vie dedicate, se si dovevano rifornire di tazze, piatti, ecc andavano in P.zza Piattellina, oppure in Vicolo dell’Oro o Via dell’Ariento, dove c’erano pure botteghe di argentieri. I maschi anche se non avevano passione per le armi, erano costretti, stante i tempi, a frequentare “il Lungarno degli Archibusieri “o “Lungarno Acciaiuoli. Per ultimo, nomino gli arazzieri che avevano bottega fuori porta tra Via S.Gallo e piazza S.Marco.
Spero che questa breve storia sull’origine di alcuni nomi delle vie fiorentine e modi di dire, possa essere stata utile, se non altro a rispolverare, forse, la memoria di coloro che questa storia, già, la conosce.
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Liberamente tratto da “C’era una volta Firenze –Quasi una leggenda di una città –Divagazioni fiorentine di Maria Bernardini
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