Per tre stagioni la Fiorentina ha provato a controllare le partite attraverso il pallone. Il possesso medio era stato del 57,7% nel 2023/24, del 51,1% l’anno successivo e del 50,9% nell’ultimo campionato. In questo avvio è precipitato al 43,6%.
Non è soltanto l’effetto delle sconfitte iniziali o delle trasferte contro Roma e Venezia. La Fiorentina ha cambiato il modo di attaccare: palleggia meno a lungo, cerca prima gli uomini offensivi e accetta maggiormente di lasciare il pallone all’avversario.
La conseguenza può sembrare contraddittoria. Con il possesso più basso degli ultimi quattro campionati, i viola producono 16,6 conclusioni a partita: non erano mai andati oltre le 13,8 nello stesso periodo. Sono aumentati anche i tiri effettuati dentro l’area, passati dagli 8,1 della scorsa stagione ai 10,2 attuali.
La squadra costruisce quindi meno sequenze prolungate, ma termina più azioni. Mastantuono cerca rapidamente la conclusione rientrando dalla destra, Atta guadagna campo attraverso le conduzioni e Jiménez accompagna con continuità. Fagioli, quando riceve libero, prova più spesso a verticalizzare anziché limitarsi a consolidare il possesso.
Il problema è che l’aumento del volume non ha ancora prodotto un miglioramento proporzionale nei gol. Le conclusioni sono tante, ma spesso arrivano dalla distanza, al termine di azioni nelle quali il centravanti rimane poco coinvolto. La Fiorentina riesce ad arrivare nella zona offensiva; deve ancora imparare a scegliere meglio come completare l’azione.
È su questo equilibrio che Vanoli sta lavorando durante la sosta. Il nuovo 4-2-3-1 non dovrà trasformarsi in un ritorno al possesso fine a sé stesso. L’aggiunta di un trequartista può invece servire per collegare meglio centrocampo e attacco, offrendo una soluzione interna prima del tiro o del cross.
Atta e Pedro Gonçalves possono interpretare quella posizione in modo diverso. Il francese porta il pallone oltre la pressione e aumenta il ritmo; il portoghese può rallentare per il tempo necessario a trovare l’ultimo passaggio. Entrambi dovranno avvicinarsi al centravanti senza togliere spazio agli inserimenti degli esterni.
Il campione di cinque giornate resta limitato, ma la trasformazione è già evidente. La Fiorentina non è più una squadra che misura il proprio controllo attraverso la percentuale di possesso. Produce più tiri con meno pallone. Il passaggio successivo sarà mantenere questa verticalità, riducendo però le conclusioni forzate e aumentando quelle realmente favorevoli.
Non è soltanto l’effetto delle sconfitte iniziali o delle trasferte contro Roma e Venezia. La Fiorentina ha cambiato il modo di attaccare: palleggia meno a lungo, cerca prima gli uomini offensivi e accetta maggiormente di lasciare il pallone all’avversario.
La conseguenza può sembrare contraddittoria. Con il possesso più basso degli ultimi quattro campionati, i viola producono 16,6 conclusioni a partita: non erano mai andati oltre le 13,8 nello stesso periodo. Sono aumentati anche i tiri effettuati dentro l’area, passati dagli 8,1 della scorsa stagione ai 10,2 attuali.
La squadra costruisce quindi meno sequenze prolungate, ma termina più azioni. Mastantuono cerca rapidamente la conclusione rientrando dalla destra, Atta guadagna campo attraverso le conduzioni e Jiménez accompagna con continuità. Fagioli, quando riceve libero, prova più spesso a verticalizzare anziché limitarsi a consolidare il possesso.
Il problema è che l’aumento del volume non ha ancora prodotto un miglioramento proporzionale nei gol. Le conclusioni sono tante, ma spesso arrivano dalla distanza, al termine di azioni nelle quali il centravanti rimane poco coinvolto. La Fiorentina riesce ad arrivare nella zona offensiva; deve ancora imparare a scegliere meglio come completare l’azione.
È su questo equilibrio che Vanoli sta lavorando durante la sosta. Il nuovo 4-2-3-1 non dovrà trasformarsi in un ritorno al possesso fine a sé stesso. L’aggiunta di un trequartista può invece servire per collegare meglio centrocampo e attacco, offrendo una soluzione interna prima del tiro o del cross.
Atta e Pedro Gonçalves possono interpretare quella posizione in modo diverso. Il francese porta il pallone oltre la pressione e aumenta il ritmo; il portoghese può rallentare per il tempo necessario a trovare l’ultimo passaggio. Entrambi dovranno avvicinarsi al centravanti senza togliere spazio agli inserimenti degli esterni.
Il campione di cinque giornate resta limitato, ma la trasformazione è già evidente. La Fiorentina non è più una squadra che misura il proprio controllo attraverso la percentuale di possesso. Produce più tiri con meno pallone. Il passaggio successivo sarà mantenere questa verticalità, riducendo però le conclusioni forzate e aumentando quelle realmente favorevoli.
Condividi
La funzionalità è stata disattivata perché si avvale di cookies (Maggiori informazioni)
Attiva i cookies
Attiva i cookies
