Ranieri rinnova, Ndour è incedibile. Perché allora tutte queste critiche?

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C’è uno strano caso nella Fiorentina. Anzi, ce ne sono due. Luca Ranieri e Cher Ndour: spesso discussi, criticati, messi in dubbio, eppure quasi sempre presenti quando arriva il momento di scegliere gli undici da mandare in campo. Cambiano gli allenatori, cambiano i compagni, cambiano le prospettive della squadra. Loro restano. E mentre fuori si continua a discutere del loro valore, dentro al Viola Park arrivano segnali precisi: un rinnovo ormai ai dettagli per il difensore, la dichiarazione di incedibilità per il centrocampista.

Partiamo da Ndour, che torna a Firenze con una doppietta, un assist e un gol destinato a essere ricordato. Sessantacinque metri e mezzo: tanto ha viaggiato il pallone con cui ha sorpreso il portiere della Polonia, fuori dai pali, nel successo per 6-2 dell’Italia Under 21. Una prodezza che ai tifosi viola avrà ricordato quella di Biraghi contro il Verona nel febbraio 2023. Stavolta, però, il protagonista è Cher, capitano degli azzurrini nella serata che ha regalato il primo posto nel girone e la qualificazione all’Europeo.

Fermarsi a quella meraviglia sarebbe riduttivo. Perché la partita di Ndour racconta molto altro: un inserimento con i tempi giusti per segnare di testa sul cross di Liberali, un filtrante preciso per accompagnare Lipani verso la porta, una presenza continua a sostegno dell’attacco. Da mezzala sinistra, insieme a Bartesaghi e Koleosho, ha contribuito a mettere in difficoltà la Polonia. Qualità e capacità di incidere: proprio ciò che a Firenze gli viene chiesto con maggiore insistenza.

Ed è qui che nasce il paradosso. Ndour viene spesso giudicato per quello che ancora gli manca, mentre chi lo allena sembra guardare soprattutto a quello che può diventare. La Fiorentina, in estate, ha fatto una scelta netta: ascoltare le offerte per i propri giocatori, ma lasciare Cher fuori dal mercato. Sono arrivati Atta e Oulai, investimenti importanti che avrebbero potuto ridimensionarne lo spazio. Invece Ndour è rimasto un riferimento, prima con Grosso e poi con Vanoli, che già nella scorsa stagione lo aveva rilanciato dopo un avvio complicato.

Naturalmente, la fiducia della società non cancella gli errori e una grande partita con l’Under 21 non risolve automaticamente ogni difficoltà in Serie A. Il passo successivo è la continuità: portare nella Fiorentina gli inserimenti, la personalità e la precisione mostrati in azzurro. Ma la serata di Pescara aiuta a capire perché il club abbia deciso di puntare su di lui. E anche le sue parole raccontano la direzione: «Torno stasera a Firenze. Abbiamo una partita importante da preparare». La festa dura poco, il pensiero è già al Genoa.

La storia di Ranieri è diversa, ma il punto d’arrivo è simile. Anche lui resta al centro delle scelte, nonostante le discussioni. Con una ferita in più da attraversare: la perdita della fascia da capitano, decisa da Vanoli nel momento più difficile della scorsa stagione, dopo la sconfitta casalinga contro il Verona. La Fiorentina era ultima e la responsabilità di guidarla passò a De Gea. Per Ranieri poteva essere una bocciatura capace di lasciare conseguenze profonde.

Lui ha risposto sul campo. Ha seguito l’indicazione di farsi trovare pronto e nella rincorsa alla salvezza è stato quasi sempre presente. Ha trasformato un passaggio doloroso in una nuova occasione, senza lasciare che la perdita della fascia diventasse la perdita del proprio posto nella squadra. E oggi, tornato Vanoli, accanto a Dragusin contro Venezia e Napoli c’era ancora lui.

È lo stesso Ranieri a spiegare il rapporto con l’allenatore: «Mi ha tolto la fascia ma anche tante pressioni e mi ha dato una grande mano, sono felice che sia tornato». Parole che raccontano una maturazione. Il peso di essere capitano si è alleggerito, la responsabilità di essere utile alla Fiorentina è rimasta.

Adesso c’è un rinnovo fino al 2029, con opzione per il 2030, ormai vicino alla definizione. «Sono onorato di continuare con questa società che ormai fa parte della famiglia, sono qui da quando ho tredici anni», ha raccontato a Sky. Con 164 presenze, Ranieri è il giocatore dell’attuale gruppo che ha indossato più volte la maglia viola.

Ranieri e Ndour, dunque: due percorsi diversi, la stessa distanza tra una parte dei giudizi esterni e la fiducia interna. Le critiche possono essere legittime, ma le scelte ripetute degli allenatori meritano attenzione. Sabato, a Genova, serviranno risposte concrete. Ndour porta l’entusiasmo della Nazionale, Ranieri la forza di chi ha saputo ripartire. Per entrambi, il compito è trasformare quella fiducia in prestazioni. E convincere, partita dopo partita, anche chi continua a dubitare.

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