L'alluvione del 1966 "è stato uno dei momenti storici più importanti, una delle ferite più grandi avute nella nostra città, ma dalla quale Firenze si è rialzata con orgoglio e con più determinazione di prima". Lo ha ricordato oggi la sindaca Sara Funaro, partecipando al convegno '1966-2026. A sessant'anni dall'alluvione. Tutela e gestione del rischio del patrimonio culturale' all'Archivio di Stato.
"Siamo qui per riflettere non solo sul passato, che è importantissimo, ma anche sul presente e sul futuro, su tutto quello che può essere fatto per lavorare per la prevenzione e per avere i nostri luoghi sempre sempre più sicuri".
A proposito dei danni al patrimonio culturale, ha aggiunto nel saluto iniziale, "la vastità di un'emergenza come quella rese evidente che la conservazione non poteva affidarsi solo a quella che era la gestione ordinaria, ma che c'era la necessità di mettere in campo soluzioni straordinarie. E da lì maturarono nuove metodologie di recupero e di restauro, ma anche una più ampia cultura della prevenzione dei rischi. Lo vediamo con tutte le azioni che sono state fatte che dovranno essere fatte ancora sui livelli territoriali".
Una consapevolezza, ha detto ancora Funaro "che avrebbe contribuito anche allo sviluppo di quella che è la Protezione civile e della concezione moderna del volontariato. Oggi ci ritroviamo anche con altre problematiche da un punto di vista meteorologico con i cambiamenti climatici, abbiamo nei nostri territori un'organizzazione che allora non c'era e che oggi si rende sempre più necessaria".
La sindaca ha poi concluso ricordando che una delle "lezioni più importanti" lasciate dall'alluvione è che "la tutela è un lavoro collettivo, non individuale e comincia molto prima dell'emergenza con la conoscenza del patrimonio, il monitoraggio, la valutazione delle vulnerabilità e la definizione di procedure condivise".
"Siamo qui per riflettere non solo sul passato, che è importantissimo, ma anche sul presente e sul futuro, su tutto quello che può essere fatto per lavorare per la prevenzione e per avere i nostri luoghi sempre sempre più sicuri".
A proposito dei danni al patrimonio culturale, ha aggiunto nel saluto iniziale, "la vastità di un'emergenza come quella rese evidente che la conservazione non poteva affidarsi solo a quella che era la gestione ordinaria, ma che c'era la necessità di mettere in campo soluzioni straordinarie. E da lì maturarono nuove metodologie di recupero e di restauro, ma anche una più ampia cultura della prevenzione dei rischi. Lo vediamo con tutte le azioni che sono state fatte che dovranno essere fatte ancora sui livelli territoriali".
Una consapevolezza, ha detto ancora Funaro "che avrebbe contribuito anche allo sviluppo di quella che è la Protezione civile e della concezione moderna del volontariato. Oggi ci ritroviamo anche con altre problematiche da un punto di vista meteorologico con i cambiamenti climatici, abbiamo nei nostri territori un'organizzazione che allora non c'era e che oggi si rende sempre più necessaria".
La sindaca ha poi concluso ricordando che una delle "lezioni più importanti" lasciate dall'alluvione è che "la tutela è un lavoro collettivo, non individuale e comincia molto prima dell'emergenza con la conoscenza del patrimonio, il monitoraggio, la valutazione delle vulnerabilità e la definizione di procedure condivise".
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