Dal centro storico le proposte dei residenti per tutelare il riposo: monitoraggio dei decibel, controlli sul sovraffollamento e vita notturna lontano dalle abitazioni

Fonometri nei dehors collegati al Comune e ad Arpat, controlli sul numero di persone, limiti agli orari dei locali e spazi per il divertimento lontani dalle abitazioni. Sono le proposte avanzate dai comitati del centro storico di Firenze per contrastare il rumore della movida e tutelare il riposo dei residenti.

Una delle idee arriva da Giuliano Leoni, del comitato “Ma noi quando si dorme?”, che propone di subordinare la concessione dei dehors all’installazione di strumenti per misurare l’inquinamento acustico. «Si presta molta attenzione all’inquinamento da polveri sottili, ma troppo poca a quello acustico, che è altrettanto dannoso e può provocare seri problemi di salute», sostiene.

Il sistema immaginato da Leoni funzionerebbe come un semaforo: verde quando il rumore resta nei limiti, arancione quando comincia a superarli e rosso quando oltrepassa la soglia consentita. «I dati potrebbero essere trasmessi periodicamente a una centrale di controllo, contribuendo anche alla realizzazione di una mappa del rumore».

Accanto al monitoraggio, il comitato chiede il rispetto delle regole sull’occupazione degli spazi esterni. «Nei dehors spesso non viene rispettata la proporzione tra metri quadrati e persone. Sono sovraffollati e più persone ci sono, più aumenta il rumore», denuncia Leoni.

A raccontare le difficoltà quotidiane degli abitanti è Maria Vannello, del comitato Santo Spirito. «Ci sono ubriachi fino alle due di notte. Si mettono a gridare e ci svegliano. Proprio ieri mi sono affacciata alla finestra perché sentivo urlare. A volte penso addirittura che qualcuno si sia fatto male, invece sono persone che litigano».

Vannello riferisce anche un episodio di tentato furto: «Una notte mi sono affacciata e ho visto un incappucciato che cercava di scassinare un’auto. Gli ho urlato contro ed è scappato. Erano le due e mezzo».

Una richiesta di interventi più incisivi arriva infine da Giorgio Ragazzini, del gruppo “Ridateci il silenzio”, che riunisce intellettuali firmatari di un appello contro gli eccessi della movida. «È un baccano infernale, un problema che continua a non trovare soluzione. In una città civile i locali dovrebbero chiudere a mezzanotte, la musica dovrebbe essere controllata e gli ambienti insonorizzati».

«Si può benissimo cominciare a divertirsi alle nove di sera e terminare a mezzanotte. Anche il sonno è un diritto», aggiunge Ragazzini, rilanciando la proposta di «delocalizzare la movida, individuando spazi più ampi, lontani dalle abitazioni». Lo scrive la Nazione. 

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