Dalla serenità del pregara, alle ombrose espressioni del rientro negli spogliatoi, la gara a Marassi di Oulai si è trasformata velocemente in un autentico calvario. L'atmosfera festosa che aveva accompagnato l'arrivo allo stadio, scandita da passi di danza e musica a tutto volume nelle auricolari, ha ceduto presto il passo a una realtà ben più cruda. Il campo ha restituito l'immagine di un giocatore smarrito, vittima di un contesto tattico che si è rivelato un abito decisamente troppo stretto e scomodo per le sue caratteristiche naturali. La scelta di Vanoli di posizionarlo in una posizione di campo ibrida ed inconsueta ha finito per penalizzare sia il singolo sia l'intera manovra della squadra.
Coloro che pregustavano una regia a due mani firmata con Fagioli, capace di abbinare geometria e creatività fin dal primo minuto di gioco, sono stati costretti a ricredersi nel giro di pochissimi minuti. Oulai si è trovato imprigionato in compiti prevalentemente difensivi, schierato qualche metro più avanti rispetto alla sua posizione abituale. Lì ha annaspato per tutta la durata della sua presenza sul terreno di gioco, mostrando solo rarissimi bagliori del suo rinomato repertorio tecnico ed atletico. Tutta la sua gara racconta di una continua e affannosa ricerca della posizione corretta, accompagnata dall'immancabile sanzione disciplinare rimediata per un eccesso di foga agonistica, fino alla sostituzione avvenuta durante l’intervallo.
La camminata a capo chino verso la panchina alla ripresa della gara ha raccontato tutta la frustrazione di chi avverte il peso di non essere riuscito a incidere. L'investimento economico sostenuto e deciso da Fabio Paratici durante la sessione estiva di mercato è stato imponente, frutto di un estenuante tira e molla con il Trabznospor proprietario del cartellino. Tuttavia, la versione del giocatore ammirata sul palcoscenico internazionale del Mondiale con la sua selezione nazionale appare oggi un ricordo sbiadito, mentre la convivenza tattica con Fagioli stenta a trovare una chimica efficace. Senza dubbio le attenuanti ci sono. Ora la dirigenza, che aveva già messo in conto una fisiologica fase di adattamento alle ritmiche e alla rigidità del campionato italiano, dovrà aiutare lui e Vanoli a trovare il bandolo della matassa.
Ovviamente la responsabilità principale ricade sulle spalle dell'allenatore, chiamato a trovare la collocazione ideale per esaltare un potenziale finora espresso solo a tratti. Nonostante il paragone illustre azzardato, che ha rivisto nel ragazzo alcune caratteristiche del fuoriclasse Kanté, la quadra sembra ancora lontana. Oulai appare ancora troppo anarchico per giostrare da perno centrale davanti alla difesa, troppo sbilanciato per fare la mezzala d'inserimento e chiaramente sacrificato se confinato dietro le punte. La soluzione ipotizzata per far coesistere i piedi buoni della rosa prevede il passaggio a un modulo con quattro difensori, due mediani e tre trequartisti, una variante tattica che difficilmente vedrà la luce già nella prossima sfida di campionato contro il Como, ma che rappresenta l'obiettivo per il futuro prossimo.
La volontà di attendere che il talento di Oulai sbocci definitivamente e che le direttive tattiche vengano assimilate c'è tutta, ma il contesto generale non aiuta. Una classifica deficitaria e l'ennesima partenza a rilento impongono una rapida scossa. L'ambiente ha urgente bisogno di ritrovare le sue gemme più preziose per raddrizzare la rotta e silenziare le critiche che iniziano a circolare attorno alle onerose operazioni di mercato concluse dall'area tecnica durante i mesi estivi, oltre agli scarsi risultati.
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