"Quando ero alla Squadra Mobile di Firenze un anonimo scrisse dalla Francia per dirci di indagare sul legame Mostro di Firenze-Forteto"

"Non posso oggi escludere che, avendo potuto continuare ad indagare, fossero potuti emergere elementi del Forteto riconducibili alla vicenda del Mostro di Firenze", "ci sono personaggi che compaiono in entrambe le vicende", "lo stesso fondatore del Forteto Rodolfo Fiesoli insieme al suo socio erano nell'elenco dei sospetti". Lo ha detto Michele Giuttari già dirigente della Squadra mobile di Firenze e capo del Gides, il gruppo investigativo sui delitti seriali, audito dalla Commissione parlamentare d'inchiesta sul Forteto quando gli è stato chiesto di eventuali collegamenti tra le due vicende. Giuttari si è rammaricato quando ha ricordato gli ostacoli trovati nelle indagini sul Mostro di Firenze da una certa fase in poi quando fu avviata la pista dei mandanti.

"Se avessimo continuato a indagare, avremmo forse individuato elementi comuni della vicenda del Mostro col Forteto ma le mie indagini furono bloccate" da una certa fase, ha detto Giuttari , anche elogiando la pm Ornella Galeotti per l'inchiesta sulla comunità del Mugello.  

   "Con l'indagine sui possibili mandanti del Mostro abbiamo trovato riferimenti al Forteto nella perquisizione al farmacista Calamandrei", ha affermato Giuttari il quale ha evidenziato che il medico perugino Francesco Narducci "era stato introdotto al Forteto dal giornalista Mario Spezi nel 1980 come fotografo: è un elemento emerso a Perugia da un teste, Rizzuto, sentito dal procuratore Mignini, mi sembra nel 2005", "il teste di Perugia parlò di fotografo di Prato, disse che Narducci era stato introdotto al Forteto da Spezi come fotografo di Prato".   

  "Anche la convivente del mago Salvatore Indovino, Filippa Nicoletti - ha detto Giuttari rifacendosi qui alle indagini sul Mostro -, disse che aveva conosciuto Narducci in un ristorante a Firenze e che le si era presentato come fotografo di Prato, che faceva film", "Narducci quando frequentava San Casciano a volte si presentava come medico con studio a Prato, oppure come rappresentante di medicine, lui faceva così", quindi, fa capire l'ex capo della squadra mobile di Firenze, potrebbe averlo fatto anche al Forteto di non dire esattamente di essere un medico di Perugia.   

Infine, ha ricordato Giuttari, "quando ero alla Squadra Mobile di Firenze un anonimo scrisse dalla Francia per dirci di indagare sul legame Mostro di Firenze-Forteto. Trasmisi alla procura questa segnalazione ma non ricevetti mai una delega per indagare" su questa indicazione.

Michele Giuttari si è rammaricato durante l'audizione alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul Forteto per gli ostacoli a suo tempo trovati nelle indagini sul Mostro alla procura di Firenze, in particolare da quando ne divenne procuratore capo il magistrato Ubaldo Nannucci che, ha detto ai commissari, "è personaggio fondamentale per capire l'indagine".   

   "Col procuratore Vigna - ha ripercorso Giuttari - avevo lavorato benissimo, fu lui a volermi a capo della mobile di Firenze per indagare sui complici di Pacciani. Anche con il procuratore Guttadauro, pur già anziano, mi trovai bene. Invece Ubaldo Nannucci cominciò subito a creare difficoltà e a isolarmi. Il 3 dicembre 2001 sui mandanti inviai in procura un rapporto con 14 punti di proposte di deleghe di indagine, fra questi ce n'era uno per riesaminare proiettili e cartucce dei delitti, anche la cartuccia nell'orto di Pacciani indicando il nominativo di chi avrebbe potuto avergliela messa. Tale rapporto fu bloccato da Nannucci". E "quando sei mesi dopo tornò indietro, c'era solo una delega su 14 che avevo proposto, quella per fare accertamenti sulla presenza di Narducci nel territorio fiorentino, che già Mignini svolgeva da Perugia coi carabinieri", intanto quella stessa mattina in cui arrivò la delega "avevo trovato tutte le quattro gomme della mia auto privata squarciate". 
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