A San Siro la Fiorentina non dovrà soltanto difendere meglio. Dovrà capire come farlo senza spegnere il proprio gioco. E la risposta, forse, passa da una scelta che sembra piccola: chi mettere accanto a Fagioli e Ndour.
I numeri, intanto, non lasciano molto spazio alle interpretazioni. Dopo sette giornate la Fiorentina ha già incassato diciassette gol. Domenica trova l’Inter, che ne ha segnati ventuno ed è in testa alla classifica. Per questo Vanoli sta valutando un centrocampo a tre: Fagioli e Ndour come riferimenti, con Oulaï o Brescianini a giocarsi il posto rimanente. È un’ipotesi di lavoro, non una scelta ufficiale. Ma dentro questo ballottaggio c’è una domanda vera: che cosa chiede Vanoli a Fagioli?
Con Oulaï, il centrocampista ivoriano potrebbe essere impiegato in regia. La sua qualità nel palleggio può aiutare la Fiorentina a uscire dalla pressione e a non consegnare subito il pallone all’Inter. Ma c’è una condizione: giocare semplice e in fretta. Se la palla resta troppo a lungo tra i piedi, San Siro diventa il posto peggiore per imparare a scegliere.
Con Brescianini, invece, la mediana avrebbe un profilo più offensivo. Il suo ingresso contro il Como ha dato segnali positivi, anche per temperamento. Ma questa soluzione sposterebbe Fagioli verso un lavoro più contenitivo: meno libertà di pensare alla costruzione, più attenzione a schermare la difesa.
Non è quindi soltanto una scelta tra due nomi. È una scelta su quale Fiorentina provare a portare a Milano: una squadra che cerca di governare il pallone, oppure una squadra che prima di tutto vuole proteggersi. E, naturalmente, il rischio è credere che basti aggiungere un centrocampista per risolvere tutto. Un uomo in più in mezzo serve solo se ciascuno sa quale spazio occupare e quale compito assumersi.
L’Inter gioca con cinque centrocampisti e cerca spesso gli inserimenti da dietro. La Fiorentina ha già visto contro il Como quanto possano far male gli avversari quando arrivano in corsa dentro o attorno all’area. Nico Paz, in particolare, ha trovato spazio proprio in quelle zone. Contro i nerazzurri il problema non sarà soltanto tenere il centro: bisognerà leggere i movimenti, accompagnare chi si inserisce e non lasciare la difesa sola davanti a giocatori lanciati verso la porta.
Qui entra in gioco anche Ndour. La sua corsa e il lavoro senza palla possono dare alla squadra una copertura che non si misura soltanto nei contrasti. Ma il centrocampo non può diventare un reparto di tre giocatori schiacciati davanti ai difensori. Se succede, Fagioli riceve il pallone troppo lontano dalla porta avversaria; se invece si alza troppo, la Fiorentina rischia di riaprire proprio quei corridoi che vorrebbe chiudere.
La partita tattica comincia dunque prima del fischio d’inizio, ma si giudicherà nei dettagli: quanto sono vicini Fagioli e Ndour, dove si posiziona il terzo centrocampista, che cosa succede nei secondi successivi alla perdita del pallone. Non basta vedere tre maglie in mezzo al campo. Bisogna capire se quelle tre maglie riescono a muoversi come un reparto.
La Fiorentina ha bisogno di più protezione, questo è evidente. Ma non può confondere la protezione con la rinuncia a giocare. Se Fagioli viene liberato, qualcuno dovrà coprirlo. Se invece gli si chiede di proteggere la difesa, servirà un’altra strada per costruire e uscire dalla pressione.
È questo il bivio di Vanoli: non scegliere semplicemente tra Oulaï e Brescianini, ma trovare un equilibrio in cui la qualità non lasci scoperta la squadra e la prudenza non tolga alla Fiorentina ogni possibilità di manovrare.
Domenica a San Siro sapremo se il terzo uomo sarà soltanto un cambio di modulo, oppure il primo tentativo concreto di dare un compito leggibile a tutto il centrocampo viola.
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