Il ginecologo del Valdisieve Hospital spiega le differenze tra i due esami: «Sotto i 30 anni si utilizza soprattutto il Pap test, dai 30 anni in poi è indicato l’HPV test. Importante aderire al programma regionale di screening»

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Pap test e HPV test rappresentano i principali strumenti per la prevenzione del tumore della cervice uterina. Pur partendo da un prelievo effettuato nello stesso modo, si tratta però di due esami differenti, indicati in fasce d’età e con tempistiche diverse. A fare chiarezza è il dottor Ciro Comparetto, ginecologo del Valdisieve Hospital.

«Il Pap test e l’HPV test vengono utilizzati per lo screening del carcinoma della cervice uterina – spiega Comparetto – e permettono di individuare le pazienti che presentano alterazioni potenzialmente in grado, se persistenti nel tempo, di evolvere in una forma tumorale».

La principale differenza riguarda ciò che viene ricercato. «Il Pap test è un esame citologico: le cellule prelevate dal collo dell’utero vengono analizzate al microscopio per individuare eventuali alterazioni provocate dal papillomavirus, riconosciuto come la principale causa del carcinoma della cervice uterina. L’HPV test, invece, è un esame molecolare che ricerca direttamente il DNA del virus».

Il prelievo avviene in maniera analoga per entrambi gli esami, raccogliendo con una spatola alcune cellule dal collo dell’utero. Cambiano, però, l’analisi e il significato del risultato. «L’HPV test va direttamente alla ricerca della causa delle alterazioni cellulari. Se risulta negativo, non è necessario ricercare tali alterazioni attraverso il Pap test».

Anche l’età della paziente è determinante nella scelta del controllo. Nelle donne sotto i 30 anni viene utilizzato soprattutto il Pap test. In questa fascia d’età, infatti, le infezioni da papillomavirus sono molto frequenti, ma nella maggior parte dei casi, in presenza di un sistema immunitario efficiente, vengono eliminate spontaneamente dall’organismo.

«Sotto i 30 anni è quindi preferibile effettuare il Pap test e, in caso di risultato negativo, ripeterlo dopo tre anni. Dai 30 anni in poi, invece, è indicato l’HPV test, perché le infezioni persistenti possono provocare alterazioni cellulari più pericolose. Se l’esame è negativo, l’intervallo tra un controllo e l’altro può essere esteso a cinque anni».

Cosa accade, invece, quando uno degli esami risulta positivo? «Dipende dal tipo di alterazione riscontrata. Se il Pap test evidenzia modificazioni lievi, può essere effettuato un HPV test di approfondimento. Qualora quest’ultimo sia negativo, si possono evitare ulteriori accertamenti. In presenza di alterazioni più significative, soprattutto se accompagnate dalla positività all’HPV, è invece necessario sottoporsi a un esame di secondo livello: la colposcopia».

Nelle donne sopra i 30 anni, se l’HPV test è positivo, si procede con un esame citologico di triage. La colposcopia viene indicata quando anche il Pap test risulta positivo oppure quando l’infezione da HPV persiste. «Se l’HPV test è positivo ma il controllo citologico non rileva alterazioni, l’esame viene ripetuto dopo un anno. In caso di una nuova positività, è necessario passare alla colposcopia».

Il consiglio del dottor Comparetto è quello di aderire al programma di screening promosso dalla Regione, rispettando gli inviti e le scadenze previste. «È un programma affidabile, sottoposto a specifici controlli di qualità. È importante rimanere al suo interno ed evitare di effettuare esami non necessari: moltiplicare i test può aumentare il rischio di falsi positivi e condurre a ulteriori accertamenti o trattamenti inutili per la paziente».
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