Documenti rivelano che Palazzo Vecchio, già dieci anni fa, era preoccupato per l’impatto paesaggistico, ma le riduzioni delle torri sono state minime

Il dibattito sul complesso dell’ex Teatro Comunale di Firenze si concentra sulle alte torri, note come «cubi neri», che modificano lo skyline cittadino. Nuovi documenti mostrano che già nel 2013 Palazzo Vecchio aveva espresso preoccupazioni sull’altezza degli edifici, imponendo una riduzione dai 21.000 ai 18.000 metri quadrati e un limite massimo pari a quello della torre scenica (29,75 metri). Tuttavia, non furono stabiliti limiti per gli ultimi piani, lasciando spazio a un impatto visivo significativo.

Con la giunta Nardella tra il 2014 e il 2015, il regolamento urbanistico confermò questi parametri, mentre nel 2018 il Piano di recupero ridusse il complesso a 15.000 metri quadrati e fissò le altezze delle tre torri principali: 26,55 m, 29,75 m e 27,55 m. La torre C, quella con maggiore impatto visivo sui lungarni, fu ridotta di soli 2,20 metri rispetto alla delibera originale.

Durante le fasi tecniche del progetto, la soprintendente Alessandra Marino e la Regione sollevarono dubbi sull’altezza uniforme e l’impatto paesaggistico, raccomandando arretramenti, attenzione ai materiali e coerenza con la maglia ottocentesca. Nonostante ciò, il risultato finale appare monolitico e molto criticato dai cittadini, visibile da ponte Vespucci e dai lungarni Santa Rosa e Soderini.

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