90 milioni di euro spesi sul mercato per innesti e conferme, nessun ‘big’ ceduto, rinnovi con ingaggi mai visti in precedenza, in panchina uno dei soli 5 allenatori in Serie A che hanno vinto uno Scudetto con ingaggio di 3 milioni netti, 6 partite e…una marea di dubbi sulle scelte fatte.
Non è disfattismo, nè una critica prematura, ma è la fotografia della situazione in casa Fiorentina. Si potrebbe discutere da qui all’infinito e non troveremmo l’esatto peso specifico delle componenti di queste inattese difficoltà. Nel calcio, d’altronde, quando le cose non vanno non è mai solamente colpa di A, B o C, quanto un po’ colpa di A, un po’ di B e un po’ di C.
Da Pradé e il suo mercato a Pioli, passando per la sopravvalutazione di qualche giocatore arrivato e/o confermato fino allo stadio a capienza ridotta, la preparazione al Viola Park e le guerre nel Mondo. Tutto può aver inciso, per carità. Il problema vero, semmai, è come se ne esce?
Ad oggi non s’è visto nulla di quanto fosse lecito attendersi dalla Fiorentina. E non lecito in senso astratto perché chiamandosi Fiorentina, allora…, quanto perché le basi c’erano, anzi ci sono. Questa rosa è sostanzialmente la stessa dei titolari che ha chiuso al sesto posto l’anno scorso, ha un allenatore che ha uno status opposto rispetto al precedente, ha delle alternative più importanti rispetto a chi c’era l’anno scorso, ma fin qui non ha messo in mostra nulla di quanto ci si aspettasse. Né in termini di identità e gioco, né di carattere, personalità e grinta.
Ora arriva il derby col Pisa, che davanti gioca con Nzola, ma che ha messo in difficoltà quel Napoli che a Firenze ha passeggiato. Pioli cerca ‘la chiave’, quella che Palladino trovò dopo 4 partite di Serie A. Non è un paragone, non c’è nulla di che rallegrarsene pensando che anche l’ex tecnico viola ci avesse messo qualche settimana in più per trovare la via della risalita. La scelta di puntare su Pioli era stata fatta proprio per ridurre questo lasso di tempo di esperimenti e schiaffi. Allora c’erano molti più alibi, come l’aver fatto il mercato gli ultimi giorni di agosto/primi di settembre. Oggi non c’è neppure più quello, visto che Pioli ha avuto quasi tutta la rosa a disposizione dal primo giorno di lavoro. E, attenzione, questo non è mettere pressione. Vorremmo ricordare a chi parla di ambiente negativo, di critiche e disfattismo, che in questa rosa ci sono un allenatore che prende 3 milioni d’ingaggio, un centravanti da quasi 5 milioni e una serie di calciatori che sono costati quanto una finanziaria. Delle due l’una: o chi li ha scelti e comprati ha sbagliato tutto, oppure chi prende quegli stipendi ed è costato quei soldi non li vale, perché non ha la personalità per giocare in una Fiorentina che vuole stare in alto. Non ci sono altre vie: reagire. Ora. Altro che pressioni e ‘ambiente negativo’.
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